La scena contemporanea italiana offre in questo periodo tre proposte che, pur diverse per linguaggio e formato, condividono il tema della metamorfosi la messa in scena ovidiana ambientata nelle cave naturali, le scelte artistiche e personali di una voce popolare come quella di Orietta Berti e un saggio corale che ripercorre la storia della Black American Music. In ciascun caso si assiste a una trasformazione: della materia scenica, della carriera di un’artista e della memoria collettiva della musica.
Queste tre esperienze mettono in campo giovani interpreti, tecnologie digitali e un lavoro critico sulle radici culturali. L’elemento comune è la volontà di raccontare storie attraverso linguaggi differenti: il teatro site-specific, la sperimentazione pop con l’intelligenza artificiale e la saggistica musicale. Nei paragrafi che seguono vengono presentati i fatti salienti e i nomi coinvolti, con attenzione agli aspetti concreti di produzione e contenuto.
Le Metamorfosi di Ovidio nelle latomie: natura come scena e giovani performer
Lo spettacolo tratto dalle Metamorfosi di Ovidio prende forma nello spazio naturale delle latomie, una scenografia scavata nella roccia che alterna gallerie e corsi d’acqua. La regia è affidata a Giuliano Peparini e la produzione coinvolge il sistema dei Parchi archeologici locali e la Fondazione Inda. Il percorso drammaturgico mette in sequenza figure come Eco e NarcisoPlutone e Persefone e Orfeo ed Euridice trasformando la camminata del pubblico in un flusso narrativo di parole, suoni e corpi.
I protagonisti principali sono giovani attori dell’Accademia del Dramma Antico, con nomi in scena quali Giulia Acquasana, Clara Borghesi, Gabriele Crisafulli e Gabriele Beddoni nel ruolo di Narciso. La traduzione è di Caterina Mordeglia e l’adattamento drammaturgico di Francesco Morosi. La scelta intenzionale del regista di lavorare con interpreti ancora in formazione evidenzia la volontà di restituire alla voce scenica una concretezza fisica: gli attori recitano senza microfono, privilegiando la proiezione naturale della parola come avveniva nel teatro antico.
Echi visivi e sonori nello spazio rupestre
All’interno della grotta centrale i performer della Peparini Academy propongono una coreografia che alterna movimenti morbidi a sequenze più dure, sospese tra danza e rito. Sullo sfondo, il videomapping curato da Vincenzo Villani amplifica l’effetto ipnotico; la colonna sonora dal vivo comprende il pianoforte di Ernesto Marciante e un quartetto d’archi formato da studenti del liceo classico Tommaso Gargallo di Siracusa. Le soluzioni tecniche e la regia dei cori, con Elena Polic Greco e Simonetta Cartia alla direzione, enfatizzano il messaggio centrale: nulla muore, tutto si trasforma.
Orietta Berti: sperimentazione digitale, vita privata e nuove tournée
La carriera di Orietta Berti si arricchisce di nuove svolte: la cantante ha pubblicato un singolo estivo intitolato “QCPF (Quadri Cuori Picche Fiori)” realizzato con lo streamer Il Rosso e con un avatar denominato IAEM espressione dell’uso dell’intelligenza artificiale in campo musicale. Nella sua intervista l’artista descrive l’AI come uno strumento che non sostituisce il lavoro umano ma lo integra, sottolineando che dietro ogni produzione digitale restano competenze tecniche e creative umane.
Dal punto di vista personale, Orietta racconta abitudini e affetti: il matrimonio con il marito Osvaldo si avvicina al traguardo dei 60 anni (il matrimonio celebrato il 14 marzo) e la famiglia ha festeggiato le nozze del figlio Otis il 13 giugno a Polesine Parmense. Sul piano quotidiano la cantante rivela una svolta nelle abitudini conviviali: da alcuni anni preferisce il gin tonic al vino o allo champagne. Tra i progetti annunciati vi sono un tour estivo di karaoke e un album in programma per il periodo natalizio, oltre a un libro dedicato alle tradizioni popolari.
Rapporto con le nuove generazioni
La Berti mantiene relazioni creative con artisti più giovani come Fedez e Achille Lauro e racconta aneddoti sul costume e sul guardaroba condiviso con lo staff creativo di Lauro. L’approccio alla famiglia è descritto come discreto: la cantante vuole evitare il ruolo di suocera invadente e afferma di supportare le scelte dei figli più che dirigere le loro vite. L’uso dei nipoti come pubblico di prova per i testi dimostra una pratica quotidiana che intreccia lavoro e affetti.
Black Beauty di Nicola Gaeta: la musica nera come atto di resistenza
Il saggio Black Beauty. Storie di musica nera di Nicola Gaeta (Edizioni LOW, Piacenza, 2026) è un’opera ampia — circa 800 pagine — che ricostruisce la traiettoria della Black American Music dal contesto di Congo Square fino alle forme contemporanee come rap e house. Gaeta, medico e voce critica delle sonorità afroamericane in Italia, propone una lettura che fonde biografia, analisi sociale e curiosità musicologiche per tracciare una mappa sonora dei cambiamenti storici.
Tra i concetti centrali del volume spicca la proposta terminologica di adottare l’acronimo BAM per riferirsi in modo unitario a questa genealogia musicale, opponendosi a etichette riduttive come “jazz“. Il testo analizza anche l’aspetto economico e culturale della sopraffazione discografica, documentando episodi in cui la creatività nera è stata spettacolarizzata o sfruttata da circuiti commerciali estranei alle comunità che l’hanno generata.
Completano il libro una prefazione di Logan Richardson e un apparato visivo con scatti storici curati da fotografi che arricchiscono il racconto. L’opera si presenta come un invito a considerare la musica nera non solo come prodotto estetico ma come pratica vivente intreccio di memoria, lotta e trasformazione.



