Come guardare The Testaments e cosa aspettarsi dal sequel di The Handmaid’s Tale

Il sequel di Margaret Atwood porta avanti la storia di Gilead con nuove protagoniste e la complessità di Aunt Lydia: ecco dove vederlo e perché tiene ancora con il fiato sospeso

La serie The Testaments, ispirata al romanzo di Margaret Atwood del 2019, arriva sugli schermi come prosecuzione diretta dell’universo narrativo de The Handmaid’s Tale. La prima parte della stagione esordisce con tre episodi il 8 aprile 2026, seguiti da un rilascio settimanale: un ritmo che privilegia il disvelamento graduale della vicenda e il montaggio delle rivelazioni. Dietro il progetto troviamo figure note della produzione originale, con scelte di regia e showrunning pensate per connettere i due racconti senza ripetere pedissequamente le stesse immagini.

Un ponte narrativo tra passato e futuro

Per orientarsi nella nuova serie è utile ricordare l’architrave del mondo di Gilead: un regime totalitario che ha sovvertito la democrazia e messo al centro della sua ideologia la gestione del corpo femminile. In termini pratici, la premessa resta la stessa: donne fertili vengono asservite per la riproduzione, mentre chi detiene il potere plasma ruoli e status. Gilead continua così a funzionare come lente per esaminare conformismo, violenza istituzionale e norme di genere. The Testaments sposta però il baricentro narrativo: lo sguardo si amplia verso generazioni più giovani e verso nuove istituzioni interne al regime.

Narrazione, punti di vista e simbolismi

La serie è costruita su tre voci principali che alternano passato e presente: l’anziana, l’educatrice e le giovani coinvolte. Il racconto mette in scena un uso deliberato dei simboli cromatici che in questa stagione si amplia oltre il solo rosso: troviamo tinte come il rosa per le fanciulle privilegiate, il viola delle Plums e il teal che segna l’ingresso nella condizione coniugale. Questi codici visivi agiscono come dispositivo narrativo per mostrare gerarchie sociali e il processo di adattamento alla violenza istituzionale, rendendo la serie al contempo attraente e inquietante.

I personaggi e le interpretazioni che guidano la storia

Al centro della nuova stagione c’è Aunt Lydia, interpretata da Ann Dowd, figura che torna in una posizione di autorità dopo gli eventi della serie madre. Accanto a lei emergono due giovani protagoniste: Agnes (interpretata da Chase Infiniti), cresciuta in una famiglia di comando e con legami nascosti al passato, e Daisy (interpretata da Lucy Halliday), una ragazza arrivata da fuori che si confronta con l’ideologia di Gilead. Il cast include inoltre nomi come Amy Seimetz e Mattea Conforti, che ampliano il ventaglio di relazioni tra affetto, controllo e tradimento.

Aunt Lydia: tra redenzione e nuova autorità

La figura di Aunt Lydia conserva la sua complessità: dopo un momento di frattura e una presunta redenzione, il personaggio sceglie di restare attivo all’interno del sistema, dedicandosi all’istruzione delle figlie dei Comandanti. Questa scelta viene rappresentata attraverso elementi scenografici e simbolici — come statue e rituali di devozione — che trasformano la sua esperienza di colpa in un nuovo progetto disciplinare. L’interpretazione di Ann Dowd mette in luce come la contrizione personale possa diventare, paradossalmente, leva di potere.

Dove vederla e come funziona il rilascio

The Testaments è disponibile sulle piattaforme Hulu e Disney+ (tramite il bundle che include Hulu). Per chi valuta l’abbonamento, il pacchetto combinato con pubblicità è una soluzione economica: il bundle con ads costa indicativamente 12,99 dollari al mese, mentre l’opzione senza pubblicità arriva a 19,99 dollari al mese; i piani singoli delle piattaforme sono soggetti a tariffe separate. L’offerta consente inoltre di accedere a un catalogo più ampio, utile per chi cerca contenuti correlati o vuole ricontestualizzare la visione con la serie originale.

Dal punto di vista dei contenuti, la serie mantiene la forza visiva e la durezza tematica che hanno caratterizzato l’opera precedente, ma ristruttura il racconto per mettere al centro la prospettiva giovanile. Questo rende The Testaments a tratti più luminosa nello stile e più cruda nella sostanza: la sensibilità adolescenziale amplifica la tragedia e la tensione etica. In definitiva, chi ha seguito The Handmaid’s Tale troverà continuità tematica e nuovi interrogativi, mentre i neofiti possono accostarsi a una narrazione che, pur avendo toni di «young adult», non risparmia immagini forti e riflessioni scomode.

Scritto da John Carter

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