Durante la celebrazione del ventesimo anniversario di The Black Parade, i My chemical romance hanno dovuto affrontare una controversia legale che ha modificato radicalmente l’aspetto del loro spettacolo. La band, impegnata in una serie di cinque concerti al Hollywood Bowl, era stata accusata dai Dallas Cowboys Cheerleaders di aver violato il loro marchio usando uniformi quasi identiche durante una scena di scontro armato.
Il contenzioso tra My Chemical Romance e i Dallas Cowboys Cheerleaders
Il provvedimento legale è stato avviato da Pro Silver Star, la società madre dei cheerleader, con una petizione presentata il venerdì 23 ottobre in una corte del Texas. Nella dichiarazione, l’azienda sosteneva che le uniformi indossate dai ballerini — stivali bianchi, pantaloncini bianchi, blusa azzurra annodata sopra il ventre e un gilet bianco con stelle azzurre — erano una copia diretta del marchio riconosciuto dei Dallas Cowboys Cheerleaders. I ballerini, inoltre, hanno impugnato fucili semi-automatici in una finta sparatoria durante l’esibizione di “Teenagers”, alimentando la percezione che il pubblico potesse ritenere fossero i veri cheerleader della squadra.
Le accuse di violazione del marchio
Pro Silver Star ha richiesto un ordinanza restrittiva temporanea per vietare l’uso di tali costumi anche nei due ultimi concerti programmati per il weekend del 30 e 31 ottobre al Hollywood Bowl. Nella domanda legale sono state elencate cinque tipologie di violazione: falsa designazione, falsa associazione, falsa approvazione, violazione del trade dress e diluizione federale del marchio per tarnishment. L’azienda affermava che la confusione creata avrebbe intaccato decenni di buona volontà del brand dei cheerleader.
Il risultato dell’accordo e le modifiche allo spettacolo
Secondo le informazioni riportate da TMZ il martedì 27 ottobre, la band ha accettato di non utilizzare più le divise identiche, continuando però la coreografia originale. In pratica, i ballerini rimarranno sul palco, ma con abiti che si discostano nettamente dal modello dei Dallas Cowboys Cheerleaders. La decisione è stata presa senza una lunga battaglia giudiziaria, nonostante gli esperti di diritto avessero sottolineato che il First Amendment offriva una difesa solida contro le accuse di trademark.
Cosa dicono gli esperti di diritto
David Bernstein, avvocato specializzato in marchi, ha spiegato che la legge tende a tutelare le opere artistiche quando il marchio è usato in un contesto espressivo, non commerciale. Eric Ball ha aggiunto che la difesa di “libertà di espressione” è stata già confermata in casi celebri, come la causa Mattel contro Aqua per “Barbie Girl”. Entrambi concordano che il tentativo dei cheerleader di impedire un riferimento culturale non è compatibile con la tradizione giuridica che protegge la satira e la critica sociale.
Nel frattempo, il legale dei cheerleader, Alex Spiro, ha ribadito che Pro Silver Star non vuole limitare la musica né la narrazione della band; la loro unica richiesta è che i performer non indossino più l’uniforme DCC. Come ha scritto l’azienda, «l’universo dei design alternativi è praticamente illimitato», lasciando spazio a costumi creativi che evitino ulteriori conflitti.
Il cambiamento sarà visibile negli ultimi due concerti, fissati per venerdì 30 ottobre e sabato 31 ottobre, dopo i primi tre show già svoltisi a Los Angeles. La residenza, che celebra 20 anni di The Black Parade, prosegue comunque con lo stesso set-list, la stessa scenografia post-apocalittica e, naturalmente, le armi sceniche, ma ora con costumi che non richiamano più le iconiche divise dei Dallas Cowboys Cheerleaders.



