Negli ultimi anni si è accentuato un processo che limita la circolazione internazionale delle formazioni e degli artisti legati alle musiche del mondo. Un dossier basato sui casi trattati dal Comité Visas Artistes nel periodo 2018-2025 mette in luce numeri e dinamiche che hanno effetti diretti su tournée, festival e progetti di cooperazione culturale.
Trend statistico 2018-2025 e disparità geografica
Il rapporto aggrega le pratiche di oltre 240 realtà professionali del settore e mostra che la percentuale di ricorsi trattati dal Comité con esito favorevole è scesa drasticamente: dal circa 70% del 2018 a circa 38% nel 2025. Questo calo indica che oggi la maggior parte delle impugnazioni contro la negazione dei visti viene respinta, con conseguenze concrete per la programmazione artistica. Inoltre, tra il 2018 e il 2025 circa il 79% dei ricorsi riguardava artisti provenienti da Africa, Medio Oriente e Asia, mentre l’Africa da sola pesava per circa il 71% dei casi.
Fattori individuati
Tra le cause segnalate si elencano l’esternalizzazione delle procedure di visto a operatori privati, il rafforzamento delle regole sul controllo dell’immigrazione e la sospensione, a partire dal 2023, della cooperazione culturale con paesi come Mali, Burkina Faso e Niger. Questi elementi, combinati, alimentano quella che il rapporto definisce una discriminazione strutturale nell’accesso al territorio.
Ripercussioni pratiche: artisti, organizzatori e immagine culturale
Le ricadute non sono solo numeriche: l’impossibilità di ottenere visti provoca cancellazioni di concerti, saltano tournée internazionali e si indebolisce la tenuta economica di sale e produttori. I festival subiscono la fragilizzazione della programmazione quando non possono contare sulla presenza di artisti stranieri; parallelamente viene smorzata la capacità della Francia di esercitare ruolo di primo piano nel circuito delle musiche del mondo. Il dossier sottolinea anche un danno simbolico: la perdita di prestigio e la contraddizione rispetto alla Visa Strategy europea che mira a rendere l’Europa attrattiva per competenze creative e professionali.
Casi rappresentativi
Un esempio emblematico è quello di formazioni di grande richiamo internazionale che incontrano sempre maggiori difficoltà nell’ottenere permessi di ingresso per i propri membri: situazioni che non riguardano soltanto esordienti ma anche artisti riconosciuti a livello globale. Tali episodi rendono più evidente la distanza tra la retorica della mobilità culturale e le prassi di concessione dei visti.
Iniziative di resilienza e pratiche di inclusione musicale
Di fronte alle barriere agli spostamenti, emergono però esperienze concrete che valorizzano la circolazione culturale a livello locale e la partecipazione sociale attraverso la musica. Progetti come il laboratorio «Saràbanda» curato dall’Orchestra Multietnica di Arezzo dimostrano il potenziale trasformativo delle pratiche musicali: all’interno della Casa Circondariale di Arezzo, circa dieci detenuti hanno seguito un percorso che ha unito ascolto, pratica e la possibilità di cantare nelle lingue d’origine, producendo una lezione-concerto finale in cui i partecipanti sono stati interpreti oltre che spettatori.
Musica come strumento di riconoscimento
Queste esperienze mettono in evidenza come la musica possa diventare un ambiente di scambio in cui le differenze culturali non sono ostacolo ma risorsa. La partecipazione attiva di detenuti e comunità locali prova che percorsi di inclusione si costruiscono anche quando la mobilità internazionale è limitata: valorizzare repertori diversi e favorire l’esecuzione nella lingua madre sono pratiche che rafforzano le identità individuali e la coesione collettiva.
Spazi di performance e nuove leve della world music
Parallelamente ai progetti sociali, la scena internazionale continua a vedere la nascita di ensemble vocali e formazioni che reinterpretano il patrimonio popolare globale: gruppi a cappella che mixano tecnica corale e tradizioni folk dimostrano la vitalità del campo e la capacità di attrarre pubblico. Queste produzioni contribuiscono a un mercato culturale dinamico ma dipendente dalla possibilità di scambi internazionali e dalla libertà di movimento degli artisti.
Il rapporto si conclude con una serie di raccomandazioni focalizzate sulla necessità di promuovere a livello europeo un regime che favorisca la mobilità artistica. Nel 2025, una dichiarazione sottoscritta da 56 organizzazioni professionali ha segnalato come la politica dei visti fosse progressivamente «scollegata dalle realtà umane», chiedendo misure concrete per riallineare pratiche amministrative e bisogni del settore culturale.
Nel complesso, i numeri e le storie raccolte mettono in luce una tensione centrale: da un lato la crescente restrizione agli spostamenti internazionali per artisti provenienti soprattutto dal Sud del mondo; dall’altro la creatività e la resilienza degli operatori culturali che cercano alternative sul piano locale e internazionale per preservare la ricchezza delle musiche del mondo.



