La musica non è più l’unica fonte di reddito per i grandi nomi della scena italiana. Artisti come Vasco RossiFedez e Ultimo hanno costruito veri e propri imperi economici che vanno ben oltre i dischi e i concerti. Grazie a società e investimenti strategici, questi cantanti hanno saputo trasformare la loro fama in opportunità imprenditoriali.
Ma come funzionano queste strategie? E quanto davvero guadagnano gli artisti dalla musica digitale e dai live? Scopriamolo insieme.
Le società dietro i big della musica italiana
Ogni artista ha sviluppato un modello unico per gestire e ampliare le proprie entrate. Vasco Rossi ad esempio, utilizza la Giamaica Srl per gestire non solo i tour ma anche investimenti in terreni, immobili e strumenti finanziari. Questo approccio permette di diversificare il patrimonio e ridurre i rischi legati esclusivamente al settore musicale.
Fedez invece, ha creato un sistema societario che spazia dalle produzioni televisive alla pubblicità, passando per collaborazioni commerciali e il noleggio di automobili per il settore cinematografico. La sua capacità di adattarsi a diversi settori gli ha permesso di creare un flusso di entrate stabile e diversificato.
Ultimo ha optato per una struttura più contenuta attraverso Ultimo Entertainment sfruttando strumenti fiscali come i tax credit e le agevolazioni per le assunzioni per massimizzare gli utili netti. Questo modello dimostra come anche una gestione oculata possa fare la differenza.
Streaming e concerti: quanto resta davvero all’artista?
Uno dei maggiori ostacoli per gli artisti è rappresentato dall’economia dello streaming. Ogni riproduzione genera un valore molto basso, circa 0,0038 euro. Questo significa che un brano con un milione di ascolti produce solo 3.800 euro lordi. Dopo la distribuzione tra etichette, distributori e altri intermediari, all’artista rimane una percentuale compresa tra il 10% e il 20%, a seconda del contratto.
Considerando una royalty del 20%, da un milione di ascolti l’artista otterrebbe circa 760 euro lordi. Dopo aver detratto i costi di management, produzione e tassazione, la cifra netta potrebbe ridursi a circa 456 euro. Questi numeri evidenziano la discrepanza tra il successo misurato dalle riproduzioni online e il guadagno effettivo.
Anche i concerti nonostante siano una fonte importante di reddito, comportano costi significativi. Trasporti, allestimenti, sicurezza e servizi tecnici possono assorbire fino all’80% degli incassi. Questo significa che, anche per gli artisti che riempiono gli stadi, l’incasso netto di un concerto è molto inferiore agli incassi lordi.
Il modello americano: da Jay-Z a Vasco Rossi
La diversificazione delle attività non è una novità solo in Italia. Negli Stati Uniti, artisti come Jay-Z hanno trasformato la loro fama in imperi economici che vanno dallo champagne di lusso agli immobili e alle agenzie di management. Questo modello è stato adottato anche in Italia, dove la popolarità ottenuta attraverso la musica può diventare il punto di partenza per sponsorizzazioni, sfruttamento dei diritti d’immagine e investimenti societari.
La musica continua a generare pubblico e visibilità, mentre le società permettono di utilizzare quella notorietà anche in attività economiche differenti. È così che, accanto all’artista, assume sempre maggiore importanza l’imprenditore.



