Il rapporto tra black metal e thrash metal è da sempre intrecciato: molte delle prime istanze del movimento estremo nascono sulle stesse radici del thrash, e non è raro che gruppi black reinterpretino brani thrash imprimendo loro un timbro più oscuro e rituale. Qui proponiamo una selezione di cinque cover significative, tutte riconducibili a registrazioni e pubblicazioni reali e documentate.
Le versioni che seguono non sono semplici versioni identiche all’originale, ma rielaborazioni che sfruttano l’estetica black — dalle voci più cavernose alle atmosfere gelide — per rimodellare composizioni nate nel circuito thrash. Ogni esempio è accompagnato dai riferimenti essenziali: album, anno e i nomi coinvolti quando verificati.
Sarkom: “Sodomy and Lust” (cover di Sodom) e l’album Anti-Cosmic Art
Sarkom, formazione norvegese che ha mostrato spesso un approccio giocoso ma tagliente al black metalchiude il disco Anti-Cosmic Art con la loro versione di “Sodomy and Lust” dei Sodom. Il lavoro compare nell’ambito dell’album uscito nel 2016 e mette in luce l’apporto di musicisti esterni: tra gli ospiti figurano il chitarrista Ronni Le Tekrø e l’ingegnere Tom Kvålsvoll; la guida creativa è però legata a Erik Unsgaard, mente di Sarkom. La cover esprime un equilibrio tra violenza sonora e cura del dettaglio, tanto che lo stesso ensemble ha incluso in edizioni particolari anche una versione intensa di “Symptom of the Universe” dei black sabbath come bonus in vinile.
Urgehal e la cupa rilettura di “Ripping Corpse” (Kreator) su Atomkinder
Originaria di HønefossUrgehal propone su Atomkinder una versione di “Ripping Corpse” che accentua l’aspetto più sinistro del brano originale dei Kreator. L’album, pubblicato nel 2001vede esprimersi la voce e lo stile del compianto Trondr Nefas (1977-2012), la cui eredità artistica è ricordata anche attraverso omaggi da parte di colleghi e amici del circuito. Subito dopo la cover si trova un’altra reinterpretazione estremamente cruda, quella di Sepultura intitolata “Antichrist”che conferma l’interesse di Urgehal per pezzi thrash particolarmente abrasivi.
Khold, Marduk e Dissection: tre esempi diversi di dialogo con il thrash
Khold affronta la materia thrash con la propria traduzione in norvegese di “Troops of Doom” dei Sepultura, pubblicata come “Dommens Armé” su Til Endes (2014). La produzione è firmata dallo studio e dalla mano di Fredrik Nordström, e la formazione coinvolge musicisti noti come Sarke alla batteria; il risultato è una versione che mantiene il peso originale ma lo investe di un’atmosfera più fredda e minimale.
Marduk, invece, propone una lettura giocosa e ossessiva di “Sex with Satan” dei Piledriver sull’EP Glorification (1996). La cover è rimasta una delle tracce più ricordate dell’EP, pubblicato in un contesto che includeva anche altri tributi e reinterpretazioni di brani thrash e speed.
Infine Dissection offre una versione energica e potente di “The Antichrist” (titolo spesso citato anche come “Anti Christ” o “Antichrist”) dei Slayer; questa traccia è apparsa inizialmente nella compilation tributo a Slayer pubblicata nel 1995per poi ricomparire su riedizioni e sull’EP Where Dead Angels Lie (1996). Il contributo di Jon Nödtveidt (1975-2006) alla band ha segnato profondamente l’approccio melodico e tecnico della cover.
Riflessioni sui legami tra generi
Le cinque interpretazioni qui riunite dimostrano come il thrash fornisca materiale ideale per il black metalriff nervosi, fraseggi serrati e testi diretti si prestano a essere trasformati in brani più atmosferici o più brutali, a seconda dell’intento. La pratica della cover diventa così una lente per osservare affinità storiche e scelte estetiche, mettendo in evidenza nomi e produzioni che hanno contribuito a plasmare il risultato finale.
Questa selezione non pretende di essere esaustiva, ma offre un percorso rappresentativo attraverso album e anni specifici — dal 1995 al 2016 — in cui la contaminazione tra black e thrash si è rivelata feconda e memorabile.



