Dopo oltre 10 anni di detenzione, Alberto Stasi, condannato a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, ha ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha accolto la richiesta della difesa, su parere favorevole della Procura Generaleaprendo una nuova fase nel complesso caso Garlasco.
La decisione, depositata sabato 13 giugno 2026, non è legata a eventuali revisioni del processo, ma rappresenta un passo verso la rieducazione e reinserimento sociale del condannato. Stasi, che aveva già ottenuto la semilibertà nel 2026, non tornerà a Garlasco, ma proseguirà la sua attività lavorativa nell’hinterland milanese.
Il percorso carcerario e i requisiti per l’affidamento
Alberto Stasi è detenuto dal 12 dicembre 2015, dopo la condanna definitiva della Cassazione. La sua fine pena è fissata per il 22 ottobre 2028, ma grazie alla buona condotta e ai benefici ottenuti, ha potuto accedere all’affidamento in prova. Questo istituto è previsto per i detenuti con una pena residua inferiore ai quattro anni e mira a favorire il reinserimento nella società.
Durante l’udienza di venerdì 12 giugno, la sostituta procuratrice generale Valeria Marino ha sottolineato la buona condotta di Stasi, il suo impegno lavorativo e il rispetto delle prescrizioni. Inoltre, ha evidenziato che Stasi ha accettato la condanna, pur continuando a professare la sua innocenza, e ha iniziato a risarcire la famiglia della vittima.
Le reazioni istituzionali e le prospettive future
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha commentato la vicenda durante il Forum in Masseria 2026, definendola anomala a causa del percorso processuale controverso. Nordio ha criticato il sistema giudiziario italiano, sottolineando che una persona assolta due volte non dovrebbe essere condannata senza un nuovo processo completo.
La decisione del Tribunale di Sorveglianza non preclude la possibilità di una revisione del processoche la Procura Generale sta valutando alla luce delle nuove indagini. Tuttavia, l’affidamento in prova rappresenta un passo significativo verso la libertà per Stasi, che dovrà rispettare rigidi obblighi lavorativi e di residenza.
Le condizioni dell’affidamento in prova
L’affidamento in prova impone precisi obblighi legati all’attività lavorativaal domicilioalla libertà di movimento e agli orari di rientro. Stasi dovrà rispettare queste condizioni per evitare di tornare in carcere. Inoltre, gli è vietato frequentare determinati luoghi o persone, al fine di neutralizzare eventuali fattori di recidiva.
Nonostante la condanna, Stasi ha mantenuto un comportamento rispettoso all’interno del carcere di Bollate, grazie anche ai dubbi sollevati dal suo percorso processuale. La sua uscita dal carcere, seppure con i paletti dell’affidamento, potrebbe dare respiro anche alle indagini in corso, permettendo alla Procura Generale di lavorare in modo più efficace.
Il futuro di Alberto Stasi sarà certamente lontano da Garlasco, come ha già deciso. Resta da vedere se, da semplice ex detenuto o redivivo innocente, riuscirà a ricostruire la sua vita. Intanto, il caso Garlasco continua a suscitare dibattiti e riflessioni sul sistema giudiziario italiano.



