La ventesima edizione di MITO SettembreMusica ha chiuso il suo calendario principale il 20 settembre a Torino, riportando 30.080 presenze un incremento di circa 13 % rispetto all’anno precedente. Il festival, nato nel 2006, è tornato a riunire Milano e Torino in un progetto articolato su più di sessanta appuntamenti, dal repertorio classico alle composizioni contemporanee, passando per spettacoli pensati per le famiglie.
Un bilancio di affluenza impressionante
Il dato più significativo riguarda le presenze totali che superano i trentamila spettatori per i concerti a pagamento. Su questa somma, 25 serate sono risultate sold out comprese le esecuzioni nelle chiese di San Barnaba (Gratosoglio) e San Filippo (Torino). La crescita del pubblico è stata uniforme, con un flusso costante di spettatori sia nelle grandi sale che negli spazi cittadini più intimi.
Parallelamente al cartellone principale, a Torino sono state proposte iniziative a ingresso libero che hanno accolto più di 4 000 partecipanti finora e, secondo le previsioni degli organizzatori, dovrebbero raggiungere circa 6 500 entro la chiusura il 30 settembre. Questi numeri sono trattati separatamente per consentire un’analisi più chiara della parte a pagamento rispetto alle attività gratuite.
Il tema “Harmonia” e la programmazione diversificata
Il filo conduttore della manifestazione è stato Harmonia inteso non come uniformità ma come incontro tra voci musicali differenti. Il repertorio ha spaziato dal War Requiem di Benjamin Britten, presentato in apertura al teatro alla Scala, ai quartetti di Beethoven, fino alle esecuzioni di Stabat Mater di Rossini in ambienti sacri. Questo approccio ha consentito al pubblico di passare da grandi organici orchestrali a formazioni più raccolte, cogliendo le sfumature di epoche diverse.
Le location scelte hanno rafforzato il concetto di “armonia tra spazi”: accanto alle tradizionali sale da concerto, sono stati coinvolti edifici religiosi, spazi culturali periferici e persino piazze di quartiere. In questo modo, la manifestazione ha raggiunto sia il centro che le aree più lontane delle due città, garantendo una fruizione più ampia.
Coinvolgimento dei giovani e delle istituzioni
Un elemento centrale dell’edizione è stato il ruolo degli allievi dei conservatori di Milano e Torino, che hanno partecipato alle esecuzioni in chiesa affiancando musicisti di fama internazionale. Queste collaborazioni hanno dato vita a momenti di scambio generazionale evidenziando la missione educativa del festival. Le performance di Rossini, ad esempio, hanno visto giovani violinisti e coristi condividere il palco con solisti professionisti, sottolineando la continuità tra tradizione e innovazione.
Le attività gratuite di Torino: una seconda fase
Se la parte principale del festival si è conclusa il 20 settembre, a Torino la stagione continua con concerti gratuiti, installazioni sonore e workshop fino al 30 settembre. Queste iniziative sono state pensate per mantenere vivo l’interesse del pubblico e per offrire occasioni di ascolto a chi non ha potuto partecipare ai concerti a pagamento. Tra le proposte più seguite, troviamo performance di musica antica in cortili storici e jam session di jazz improvvisato nei cortili delle scuole.
Gli organizzatori hanno sottolineato che le attività gratuite rappresentano un “laboratorio urbano” dove sperimentare nuove forme di fruizione della musica, favorendo l’inclusione e la partecipazione di un pubblico più eterogeneo.
Prospettive per il futuro
Guardando al 2027, la direzione artistica guidata da Speranza Scappucci intende approfondire il concetto di armonia tra differenze, proponendo una programmazione ancora più variegata e coinvolgendo nuovi partner istituzionali. Il bilancio positivo di quest’anno – più di trenta mila presenze 25 concerti sold out e un aumento del 13 % – fornisce le basi per ampliare ulteriormente la rete di collaborazioni tra Milano e Torino.



