Box set Pink Floyd: rielaborazioni di Animals e The Wall a confronto

Un'analisi del cofanetto che mette insieme due raccolte-tributo ai Pink Floyd: grande prestigio di nomi, risultati alterni.

È arrivato sul mercato un cofanetto che mette fianco a fianco due riletture integrali del periodo tardo anni Settanta dei Pink Floyd: si tratta di Animals Against The Wall, pubblicato in formato tre CD e disponibile dal 24 aprile in UK, edito dall’etichetta Lemon parte del catalogo Cherry Red Records. Il pacchetto non è un nuovo lavoro autonomo ma la raccolta di due prodotti già editi in momenti diversi: Back Against The Wall (2005) e Animals Reimagined (2026). L’intento dichiarato è quello di onorare gli album Animals (1977) e The Wall (1979) con arrangiamenti che aggiornano la produzione pur restando fedeli alla complessità compositiva degli originali.

L’operazione punta sul richiamo di una nutrita schiera di musicisti provenienti dal rock classico, dal progressive e dall’art rock: un elenco di nomi che da un lato garantisce qualità strumentale, dall’altro rende il prodotto meno uniforme rispetto alle versioni firmate dalla storica line-up dei Pink Floyd. Il tema centrale di questo cofanetto è proprio il confronto tra virtù tecniche e identità sonora: molte reinterpretazioni colpiscono per la precisione e la potenza, ma spesso perdono il tratto distintivo, quell’imperfezione riconoscibile che ha fatto la fortuna dei modelli originali.

Origine e composizione del progetto

Il cofanetto raccoglie trentuno tracce provenienti da due release precedenti, assemblate per la prima volta in una singola pubblicazione curata da Cherry Red Records / Lemon. L’operazione funge da punto di incontro tra il materiale di fine anni Settanta dei Pink Floyd e una galleria di interpreti celebri: dalla scena inglese a quella statunitense, dal prog al classic rock. La scelta editoriale privilegia la celebrazione di nomi di richiamo — una mossa che rende il prodotto appetibile per collezionisti e appassionati di session virtuose, ma introduce anche il rischio di disomogeneità sonora quando si ascolta l’album dall’inizio alla fine.

Gli album riuniti

I due capitoli protagonisti sono gli storici Animals (1977) e The Wall (1979): opere che segnano una fase di svolta nella storia della band, con Roger Waters sempre più protagonista della scrittura e con un sound che si discosta dai lavori precedenti. Le versioni qui raccolte non sono cover isolate, ma rielaborazioni complete che cercano di fondere rispetto per la struttura originale e interpreti diversi, spesso estranei al linguaggio fonetico-floydiano, generando così risultati alterni.

Esecuzioni e ospiti: virtù tecniche e perdita d’uniformità

La lista dei musicisti coinvolti è impressionante: nomi come Jan Akkerman, Martin Barre, Carmine Appice, Al Di Meola, Billy Cobham, Jon Davison, Rick Wakeman, Jordan Rudess, Ian Anderson, Adrian Belew, Steve Howe, John Wetton, Glenn Hughes, Steve Morse, Steve Lukather, Tony Levin, Keith Emerson, Robby Krieger, Malcolm McDowell e molti altri appaiono traccia dopo traccia. Questa abbondanza di talenti assicura un livello tecnico elevato: gli assoli, le sezioni ritmiche e gli arrangiamenti risultano spesso impeccabili. Tuttavia, l’effetto collaterale è la perdita di un filo sonoro unico: ogni brano assume il timbro del suo interprete, piuttosto che contribuire a un grande affresco unitario.

Impressioni su stile e coesione

Il predominio di musicisti d’oltreoceano in molte tracce introduce scelte timbriche e ritmiche diverse dall’estetica tipica dei Pink Floyd. In alcuni casi la stratificazione sonora guadagna in vigore, in altri perde quella fragilità controllata che caratterizzava i dischi originali. La presenza continua di volti noti trasforma il progetto in una vetrina di personalità: ideale per chi cerca reinterpretazioni personali, meno per chi desidera ritrovare l’unità concettuale e l’atmosfera specifica degli album originali.

Riletture significative e annotazioni critiche

Tra i momenti più riusciti si segnalano la delicatezza di Martin Barre su “Pigs On The Wing (Part One)”, l’energia di Graham Bonnet su “Dogs” e la corposa rilettura di “Sheep” con la voce caratteristica di Arthur Brown, sebbene manchi l’assolo conclusivo previsto. Sul versante di The Wall, spiccano il flauto e la voce di Ian Anderson su “The Thin Ice”, l’acustica intensa di Steve Howe su “Goodbye Blue Sky” e l’ottima prova di John Wetton su “Mother” arricchita dal solo di Adrian Belew. Non mancano però scelte meno convincenti, come una certa freddezza in “Another Brick In The Wall, Part Two” e l’impressione di frammentarietà lungo l’intero box.

Elementi di scena e ospiti speciali

Il cofanetto presenta anche momenti scenici particolari: la partecipazione recitativa di Malcolm McDowell in “The Trial” e il parlato di Jim Ladd in “Waiting For The Worms/Outside The Wall” aggiungono colore, ma non bastano a ricostruire un senso di continuità complessiva. Si nota inoltre un piccolo errore testuale nella seconda parte di “Pigs On The Wing”, dove viene riproposto lo stesso testo della prima parte, elemento che testimonia come non tutto sia stato curato al dettaglio.

Bilancio e pubblico ideale

In conclusione, Animals Against The Wall è un prodotto che mette in mostra grandi nomi e ottime esecuzioni individuali, ma paga lo scotto di una mancanza di coesione complessiva. Per i collezionisti e gli amanti delle reinterpretazioni sorprendenti rappresenta una raccolta interessante; per i puristi del suono Pink Floyd potrebbe risultare deludente, perché il marchio sonoro originario appare diluito. Il giudizio quindi è misto: applausi per il casting, qualche riserva per la capacità dell’insieme di restituire l’anima degli originali.

Scritto da Martina Marchesi

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