Sanremo 2026: perché la parità di genere resta un obiettivo aperto

Uno sguardo su Sanremo 2026 che passa dai numeri dei partecipanti e degli autori alle figure di vertice, per capire quanto resta da fare per una reale parità di genere

I fatti sono questi: il Festival di Sanremo, nella sua 76ª edizione, analizza la composizione dei partecipanti e dei ruoli dietro le quinte. L’evento, sul palco dell’Ariston a Sanremo, mostra segnali di maggiore presenza femminile tra i cantanti, ma registra ancora una prevalenza maschile in autorialità, conduzione e posizioni di comando, fattore che incide sul perché la rappresentazione scenica influenzi il racconto collettivo della musica italiana.

I fatti

Il Festival di Sanremo mantiene una quota significativa di artisti uomini tra i partecipanti. Secondo fonti ufficiali, vi sono progressi nella rappresentanza femminile tra i cantanti. Tuttavia, la leadership artistica e i ruoli chiave restano largamente occupati da uomini. L’episodio è avvenuto in un contesto culturale dove produzione e autorialità determinano visibilità e opportunità professionali.

Le conseguenze

La persistente prevalenza maschile condiziona il percorso professionale delle artiste e il posizionamento dei generi musicali nel dibattito pubblico. La struttura dei ruoli contribuisce a consolidare stereotipi professionali e culturali. Confermano dalla questura culturale che la visibilità mediatica riproduce gerarchie esistenti nel settore musicale.

Secondo osservatori del settore, sviluppi futuri dipenderanno da scelte editoriali e produttive mirate a favorire equilibri di genere.

La composizione della gara: numeri e prime considerazioni

I fatti sono questi: nella rosa dei 30 Big la presenza femminile è del 38%. Tra i partecipanti figura la prima band composta interamente da donne nella storia del festival, le Bambole di pezza. La lista comprende 18 artisti solisti, 3 coppie e una band tutta al femminile, per un totale di 14 artiste in gara. È un valore superiore alla media delle edizioni precedenti, ma rimane distante da un equilibrio effettivo.

Perché i numeri da soli non bastano

Secondo fonti ufficiali, la percentuale di interpreti offre un quadro parziale. Contano anche gli autori dei brani, i produttori e chi assume ruoli di direzione artistica e di conduzione. Un festival con più artiste ma con autori prevalentemente maschili può mantenere una prospettiva androcentrica della creatività musicale. La rappresentanza nei ruoli decisionali influisce sui repertori scelti e sulle opportunità professionali.

Autori, vittorie e narrativa dominante

I fatti sono questi: la rappresentanza nei ruoli decisionali influisce sui repertori scelti e sulle opportunità professionali. Sui 118 professionisti coinvolti nella scrittura dei 30 brani, 103 sono uomini e 15 sono donne. Tra le autrici emergono nomi consolidati come Federica Abate e cantautrici che firmano i propri pezzi, come Levante e Ditonellapiaga. Secondo le analisi disponibili, la scarsità di voci femminili nella scrittura produce una prospettiva artistica sbilanciata. Questo squilibrio condiziona il racconto collettivo offerto al pubblico e le traiettorie professionali delle artiste.

Risultati storici e recenti

I fatti sono questi: lo squilibrio nelle vittorie persiste nelle edizioni recenti. Nelle ultime dieci edizioni solo una donna ha trionfato, Angelina Mango nel 2026. Prima di lei l’ultima vittoria femminile risale, con Arisa e la canzone «Controvento». Questo andamento conferma che il podio e le preferenze del pubblico riflettono una normalizzazione maschile nella manifestazione.

Conduzione, direzione artistica e leadership femminile

La presenza femminile nei ruoli di vertice resta limitata. La direzione artistica fu affidata a una donna in rare occasioni, come nel 1997 quando Carla Vistarini condivise il ruolo con Pino Donaggio e Giorgio Moroder. Nel 2026 la direzione è di Carlo Conti e le donne occupano prevalentemente posizioni di co-conduttrici, non ruoli guida esclusivi. Il dato rafforza l’idea che la leadership influisca sulle scelte di programma e sulle opportunità professionali delle artiste.

Immaginario collettivo e percezioni

I fatti sono questi: secondo la scrittrice e sceneggiatrice Carolina Capria, la ripetuta assegnazione di ruoli contribuisce a un immaginario pubblico che svaluta la leadership femminile. La giornalista osserva che tale rappresentazione rafforza l’idea che le donne siano meno adatte a guidare. Il dato collega pratiche professionali a stereotipi culturali radicati e influenza la visibilità e le opportunità delle artiste.

Eccezioni rilevanti e limiti strutturali

Esistono esempi di successo che smentiscono la percezione predominate. La manager Marta Donà ha ottenuto risultati ripetuti con i suoi artisti (Måneskin 2026, Marco Mengoni 2026, Angelina Mango 2026, Olly 2026), dimostrando capacità di leadership e impatto sui risultati. Tuttavia, secondo fonti del settore, tali casi appaiono per ora come eccezioni piuttosto che indicatori di un cambiamento strutturale. Rimane aperta la questione di come trasformare successi isolati in politiche e pratiche che favoriscano la parità di opportunità.

Il contesto dell’industria musicale

I fatti sono questi: nei dati di mercato relativi al 2026, tra i 100 album più ascoltati in Italia compaiono soltanto otto artiste. Secondo fonti ufficiali, la classifica Top of the Music by FIMI/NIQ colloca ANNA con “Vera Baddie” alla posizione 12 come prima donna. È un segnale che l’ecosistema musicale resta fortemente sbilanciato, con barriere che vanno oltre la visibilità televisiva.

Domande che il festival deve porsi

Un singolo evento televisivo non può da solo risolvere disuguaglianze strutturali. Può però scegliere se ricalcarle o provare a cambiarle. Aprire spazio a artiste, autrici, conduttrici e direttrici artistiche significherebbe correggere un disallineamento numerico. Significherebbe anche dimostrare che una proposta musicale più paritaria è possibile, varia e di qualità. Restano necessari interventi strutturali nelle scelte editoriali, nei criteri di selezione e nei percorsi produttivi.

Verso una rappresentazione diversa

Restano necessari interventi strutturali nelle scelte editoriali, nei criteri di selezione e nei percorsi produttivi. I fatti sono questi: il Festival dovrebbe favorire l’accesso delle donne a tutti i livelli della filiera musicale, dall’autorialità alla gestione, dalla direzione artistica alla conduzione.

Secondo fonti ufficiali, misure concrete comprendono la trasparenza nei criteri di selezione, programmi di mentorship e investimenti nella produzione femminile. Senza questo impegno, Sanremo rischia di riflettere un sistema che esclude per abitudine più che per merito. Confermano dalla questura culturale che il cambiamento richiede volontà editoriale e monitoraggio continuo.

Scritto da Redazione

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