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15 Settembre 2026

Recensione di Hempispheres: gli Sleep senza Matt Pike

Gli Sleep tornano con Hempispheres, un album che divide i fan. Scopri come Dale Crover e Bubba Dupree hanno influenzato il suono del gruppo.

Recensione di Hempispheres: gli Sleep senza Matt Pike

Gli Sleep, leggendari pionieri dello stoner rock, sono tornati con Hempispheres il loro primo album dopo otto anni e senza il chitarrista storico Matt Pike. Questo cambiamento ha scatenato un dibattito tra i fan, che si chiedono se gli Sleep siano ancora gli stessi senza uno dei loro membri fondamentali.

Il nuovo album vede Al Cisneros alla guida, con Dale Crover dei Melvins alla batteria e Bubba Dupree dei Void alla chitarra. Questo rinnovamento ha portato a un suono diverso, più inclinato verso il psych e il kosmische rispetto al wall of sound e al basso mantra che hanno caratterizzato i loro lavori precedenti.

Un suono diverso, un’identità in evoluzione

Il suono degli Sleep in Hempispheres è stato profondamente influenzato dalla nuova formazione. Bubba Dupree, pur non cercando di emulare lo stile di Matt Pike, ha portato una nuova dimensione blues e psichedelica. Le distorsioni sono più morbide e meno aggressive, e il basso di Cisneros esplora territori psicotroposi, creando un’atmosfera onirica e stellare.

Dale Crover, con la sua esperienza nei Melvins, ha cercato di mantenere il tempo dilatato tipico del gruppo, ma il risultato è un album che sembra più incline alla trance che all’urto. La batteria, pur essendo ben suonata, manca della potenza e della presenza che caratterizzavano i lavori precedenti degli Sleep.

Il concept cosmico e l’influenza degli Om

Il concept cosmico iniziato con The Sciences continua in Hempispheres con Cisneros che spinge il basso in un reame psicotropo fatto di allucinazioni notturne e stellari. Questo approccio ha portato una nuova dimensione al suono degli Sleep, influenzata anche dal progetto parallelo di Cisneros, gli Om.

Tuttavia, nonostante questi elementi innovativi, Hempispheres non riesce a raggiungere la stessa intensità e terrore del vuoto che caratterizzavano i lavori precedenti degli Sleep. L’album sembra più un tentativo di esplorare nuove strade che un ingresso ad armi spianate in un nuovo capitolo della loro storia.

Le critiche e i dubbi dei fan

La reazione dei fan a Hempispheres è stata mista. Molti hanno apprezzato il tentativo di innovare, ma altri hanno criticato l’album per la mancanza della potenza e dell’identità che caratterizzavano i lavori con Matt Pike. Le discussioni sui social network sono state intense, ma alla fine l’album è passato sotto silenzio, forse a causa della saturazione delle piattaforme.

Il dubbio principale riguarda l’identità degli Sleep senza Pike. È inevitabile chiedersi quanto della pesantezza e dell’intensità del gruppo appartenesse alla sua mano. Tuttavia, Hempispheres dimostra che gli Sleep possono ancora offrire qualcosa di interessante, anche se non allo stesso livello dei loro lavori precedenti.

È un lavoro che riflette un momento di transizione per il gruppo, con alcuni elementi interessanti ma anche alcune mancanze che non possono essere ignorate.

Autore

Letizia Fontana

Letizia Fontana, critica musicale milanese, ha seguito festival e tournée per oltre un decennio collaborando con testate di settore; racconta uscite discografiche, concerti e tendenze dell industria musicale con orecchio attento e taglio divulgativo.