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4 Novembre 2026

I dieci brani inaugurali del National Songbook australiano

Il National Songbook celebra i dieci brani che hanno scritto la storia musicale dell’Australia

I dieci brani inaugurali del National Songbook australiano

Mercoledì 4 novembre è stato ufficialmente presentato il National Songbook, un archivio digitale nato per custodire le musiche che hanno contribuito a costruire l’identità culturale dell’Australia. L’evento si è svolto nella sede dell’ National Film and Sound Archive (NFSA) a Canberra, capitale del Paese, ed è stato organizzato in collaborazione con APRA AMCOS. Dieci brani sono stati elevati a membri fondatori, segnando l’avvio di un progetto che si prefigge di diventare un punto di riferimento permanente per le generazioni future.

Il lancio ufficiale a Canberra

L’inaugurazione ha riunito musicisti, curatori e esperti del panorama sonoro australiano. Tra i presenti, Dean Ormston, amministratore delegato di APRA AMCOS, ha sottolineato che “nessun decimo di canzoni può raccontare l’intera storia di una nazione, ma questi primi titoli ci aiutano a capire da dove veniamo, chi siamo e quali valori ci accompagnano”. Meagan Loader, capo curatore della NFSA, ha aggiunto che l’archivio digitale fungerà da vasca di conservazione per i tesori musicali, assicurandone la fruibilità su piattaforme come Apple Music, Spotify e YouTube Music.

I primi dieci brani: cronologia e significato

La selezione, effettuata da una giuria di undici esperti – tra cui i conduttori radiophonic Richard Kingsmill e Zan Rowe – spazia su più di un secolo di produzione musicale, dalla ballata popolare “Waltzing Matilda” (testo di Andrew “Banjo” Paterson, melodia di Christina Macpherson, registrazione del 1927) fino al pezzo elettronico di protesta “My People” dei The Presets (2007). Ogni titolo è stato scelto per il suo impatto culturale, la capacità di raccontare una parte della storia nazionale e la sua capacità di risuonare ancora oggi.

Protesta e attivismo

Tra i brani più emblematici troviamo “Beds Are Burning” dei Midnight Oil (1987) e “Treaty” dei Yothu Yindi (1991). Il primo ha accompagnato le lotte per i diritti dei popoli indigeni, mentre il secondo è diventato un inno di negoziazione e riconciliazione, nato attorno a un falò a Birany Birany, East Arnhem Land. Paul Kelly, coautore di “Treaty”, ha raccontato come la canzone abbia viaggiato da un campo campfire a studi di registrazione a Melbourne e Sydney, fino agli uffici di Midnight Oil, dimostrando la potenza della collaborazione interculturale.

Identità e appartenenza

Altri brani, come “My Island Home” (Neil Murray, Warumpi Band, 1987; versione di Christine Anu, 1995) e “Down City Streets” di Ruby Hunter (1990), esplorano temi di radicamento territoriale e di memoria delle comunità aborigene. “I Am Woman” di Helen Reddy (1971), co-scritta con Ray Burton, ha invece segnato l’avvento del femminismo nella musica pop, diventando un inno globale di empowerment.

Innovazione sonora

Il progetto non si limita a brani commerciali: la colonna sonora del film “The Boys” (1998), realizzata dal trio di jazz avant-garde The Necks, è stata inclusa per la sua atmosfera inquietante e la capacità di ampliare i confini della colonna sonora cinematografica. Allo stesso modo, “Earth Cry” di Peter Sculthorpe (1990) combina elementi della musica classica europea con il suono del yidaki (didgeridoo), evocando la vastità e la complessità del paesaggio australiano.

La lista completa comprende: “Beds Are Burning” (Midnight Oil, 1987); “Down City Streets” (Ruby Hunter, 1990); “Earth Cry” (Peter Sculthorpe, 1990); “Friday on My Mind” (The Easybeats, 1966); “I Am Woman” (Helen Reddy, 1971); “My Island Home” (Neil Murray, 1987/1995); “My People” (The Presets, 2007); la colonna sonora di “The Boys” (The Necks, 1998); “Treaty” (Yothu Yindi, 1991); e “Waltzing Matilda” (1927).

Il National Songbook è concepito come una collezione vivente: ogni anno verranno aggiunti altri dieci brani, scelti secondo criteri di originalità, impatto culturale e almeno dieci anni di storia. L’obiettivo è stimolare un “dialogo continuo” sulla definizione di canzone nazionale, consentendo al pubblico di riscoprire brani familiari e di scoprire tesori meno noti, tutti custoditi in un archivio digitale accessibile a chiunque.

Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.