Jack White, il leggendario musicista di Detroit, ha recentemente stupito i suoi fan con Frozen Charlotte il suo settimo album solista. Questo lavoro non è solo un ritorno alle radici del rock, ma anche un’esplorazione di un’estetica gotica e oscura che caratterizza ogni aspetto del disco.
Il titolo dell’album trae ispirazione da una bambolina di porcellana dell’epoca vittoriana, nota come Frozen Charlotte legata a una triste ballata su una giovane donna morta assiderata. White ha creato una scultura di questa bambola con un teschio blu, esposta alla Newport Street Gallery di Londra, e ha usato il nome per il suo nuovo album.
Un suono crudo e primordiale
Dopo l’uscita a sorpresa di No Name un disco pubblicato senza alcuna promozione e distribuito in modo clandestino, White torna con un suono che spazza via le sofisticazioni dei lavori precedenti. Frozen Charlotte è un disco che celebra la violenza primordiale del rock con riff oscuri e un blues sfacciato che ricordano le leggende del genere come Black Sabbath e Rolling Stones.
L’album si apre con G.O.D. and the Broken Ribs un brano che alterna spoken word e un riff di basso ossessivo, seguito da Derecho Demonico un pezzo che esplicita le sfumature funky-blues del disco. Con queste premesse, il resto dell’album non delude, con brani come Nobody Knows e Dollar Bill che mostrano la padronanza di White nel creare riff pregevoli e distorsioni laceranti.
La band e l’energia live
Registrato negli studi di Nashville con la sua band attuale, composta da Patrick Keeler alla batteria, Dominic Davis al basso e Bobby Emmett alle tastiere, Frozen Charlotte cattura l’energia spietata delle performance dal vivo di White. La chimica tra i membri della band è evidente in brani come Raising the Grain e There’s Nobody There che mostrano una veemenza e una potenza che ricordano i migliori momenti dei White Stripes.
L’album non è solo un ritorno alle origini, ma anche un’esplorazione di nuovi territori. Brani come Making Contact e All Alone Again lambiscono il metal e il grunge, mostrando la capacità di White di innovare senza perdere il suo stile distintivo. La conclusiva Neighbors Blues è un esempio perfetto di come White possa creare un groove ritmico martellante e un refrain lirico incisivo, trasformando il brano in un momento di assoluta immersione nel rock blues più rozzo e nell’improvvisazione.
Un disco che giustifica l’ascolto
Con Frozen Charlotte Jack White compie l’ennesima svolta sonora, distanziandosi dalla forma canzone tradizionale per fare spazio a un’architettura rock potente, acida e sanguigna. Non è un disco immediato o orecchiabile, ma è quello che gli sarà costato di più, e si sente. Quando finisce l’ultima traccia sembra di uscire da un museo delle cere abbandonato, tutto buio e polvere. Il diavolo, all’incrocio delle strade, suona ancora una chitarra scordata. E per una volta gliela lasceremmo pure così.



