Cosa dicono i testi di Sanremo 2026: parole, forme e ricorrenze

Un confronto preciso tra i testi di Sanremo 2026 e l'anno precedente per evidenziare tendenze ricorrenti, scelte stilistiche e alcune eccezioni interessanti

Analisi dei testi di Sanremo 2026

Sul palco di Sanremo 2026 i testi presentati confermano alcune tendenze già viste negli ultimi anni, ma emergono anche piccoli segnali di trasformazione. L’osservazione prende in esame le frequenze lessicali, le scelte morfosintattiche e le strategie formali per capire come autori e interpreti raccontano amore, paura e vita quotidiana in questa edizione.

Quantità e struttura: più parole, stessa fisionomia

Il corpus dei trenta brani raggiunge le 9.306 parole, contro le 6.881 dell’anno precedente: un aumento consistente del materiale testuale che però non implica una rivoluzione stilistica. Ciò che rimane dominante è l’io narrante e una modalità dialogica: in 28 pezzi su 30 troviamo una rivolta diretta all’ascoltatore, come se il cantante stesse parlando in prima persona piuttosto che raccontando storie distanti.

Questa scelta si traduce in preferenza per frasi brevi e coordinate — poca subordinazione complessa, molta paratassi — un dispositivo che mette l’accento su ritmo e immediatezza. Il risultato è una raccolta di voci che puntano sull’effetto emotivo istantaneo, adatto alla performance dal vivo e alla viralità sui social, più che su una narrazione ricca e articolata.

Focalizzazione e lingua del parlato

La maggior parte dei testi adotta una focalizzazione interna: il cantante si mette a nudo, esplora paure, desideri e rimpianti dalla propria prospettiva. Per rendere questa vicinanza, gli autori usano regolarmente strategie che riproducono il parlato: dislocazioni, frasi scisse, marker orali come “ci” o espressioni popolari (“a me mi”). Non sono imprecisioni formali, bensì scelte stilistiche calibrate per ottenere autenticità e intimità vocale.

Questa costruzione facilita l’immedesimazione dell’ascoltatore: chi ascolta si ritrova dentro la scena, partecipe delle emozioni raccontate. Non sorprende che testi costruiti così siano i più facilmente condivisi online, perché suonano familiari e “vere”.

Morfosintassi: indicativo in evidenza

Un dato evidente riguarda il rapporto tra tempi verbali: l’indicativo domina con 1.487 occorrenze rispetto a appena 32 del congiuntivo. La prevalenza dell’indicativo comunica concretezza e certezza; il congiuntivo appare solo in contesti ipotetici o dubitativi. Non mancano poi gli imperativi e le esortazioni, molto efficaci nei ritornelli quando il pezzo cerca una partecipazione collettiva o una risposta emotiva immediata.

Questa grammatica della certezza contribuisce a dare ai testi un tono “sicuro” e diretto, qualità che si adattano bene a canzoni pensate per piazze piene, radio e playlist.

Lessico delle emozioni e influenze straniere

L’affettività domina il vocabolario: “amore” è il termine più presente (65 occorrenze, contando anche sinonimi come “cuore”). Accanto a parole che evocano dolore, ansia e nostalgia, cresce la presenza di forestierismi funzionali al contesto contemporaneo: “password”, “post”, “feeling” e altri prestiti dal mondo digitale e dall’inglese. Questi elementi offrono un lessico ibrido, capace di parlare sia al pubblico tradizionale sia agli utenti delle piattaforme streaming.

L’uso di anglicismi non è soltanto una questione di moda: spesso è una strategia di posizionamento, pensata per rendere il brano “agganciabile” alle playlist internazionali o per segnalare una sensibilità giovane e connessa ai linguaggi del web.

Voci singolari, dialetto e identità

Tra i 30 brani emergono anche soluzioni che cercano di preservare un’impronta locale: inserimenti dialettali, scelte lessicali legate a territori specifici o a background culturali degli autori. Queste tracce aiutano a costruire identità riconoscibili in mezzo a un panorama altrimenti abbastanza omogeneo. Là dove il dialetto compare, il testo guadagna colore e riconoscibilità, offrendo un punto d’appoggio identitario per l’ascoltatore.

Figure retoriche e citazioni

Il corpus dei trenta brani raggiunge le 9.306 parole, contro le 6.881 dell’anno precedente: un aumento consistente del materiale testuale che però non implica una rivoluzione stilistica. Ciò che rimane dominante è l’io narrante e una modalità dialogica: in 28 pezzi su 30 troviamo una rivolta diretta all’ascoltatore, come se il cantante stesse parlando in prima persona piuttosto che raccontando storie distanti.0

Impatto sulla ricezione e scelte produttive

Il corpus dei trenta brani raggiunge le 9.306 parole, contro le 6.881 dell’anno precedente: un aumento consistente del materiale testuale che però non implica una rivoluzione stilistica. Ciò che rimane dominante è l’io narrante e una modalità dialogica: in 28 pezzi su 30 troviamo una rivolta diretta all’ascoltatore, come se il cantante stesse parlando in prima persona piuttosto che raccontando storie distanti.1

Il corpus dei trenta brani raggiunge le 9.306 parole, contro le 6.881 dell’anno precedente: un aumento consistente del materiale testuale che però non implica una rivoluzione stilistica. Ciò che rimane dominante è l’io narrante e una modalità dialogica: in 28 pezzi su 30 troviamo una rivolta diretta all’ascoltatore, come se il cantante stesse parlando in prima persona piuttosto che raccontando storie distanti.2

Scritto da Redazione

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