Hermosa Beach, con le sue onde perfette e le piste da skate che si intrecciano sui marciapiedi, è molto più di una meta turistica della California meridionale. Nel periodo che va dalla fine degli anni ’70 all’inizio degli ’80, la cittadina è diventata il fulcro di una rivoluzione culturale caratterizzata da suoni aggressivi, ideali DIY (Do-It-Yourself) e grafiche provocatorie. Il risultato è stato un movimento che ha lasciato il segno indelebile nella storia della musica underground americana, con figure chiave come i Circle Jerks l’etichetta SST Records e l’artista Raymond Pettibon. Questo articolo ricostruisce il percorso di questi protagonisti, mettendo in luce le loro connessioni con i luoghi iconici della South Bay.
Circle Jerks: le radici punk di Hermosa Beach
Formati nel 1979 a Los Angeles, i Circle Jerks sono il risultato diretto di una frattura interna ai Black Flag. Il cantante Keith Morris, che aveva co-fondato i Black Flag nello stesso anno in cui ha avviato l’avventura musicale a Hermosa Beach, decide di abbandonare la band a causa di divergenze artistiche e personali. La sua partenza apre la strada a una nuova formazione che mantiene la velocità e la brutalità del punk originario, ma con un’attitudine ancora più irriverente. Il chitarrista Greg Hetson, arrivato dal gruppo locale Redd Kross, e il batterista Lucky Lehrer, cresciuto tra le piste di surf, completano una squadra pronta a suonare nei locali della South Bay.
Keith Morris e il passaggio dai Black Flag ai Circle Jerks
Il ruolo di Morris nella storia del punk californiano è cruciale: nel 1976, a Hermosa Beach, ha creato i Black Flag la prima band a dare voce alla rabbia giovanile della zona. Dopo tre anni di tournée e di tensioni interne, Morris lascia i Black Flag nel 1979, portando con sé l’energia grezza che definì il loro suono. Con i Circle Jerks, continua a predicare un messaggio di ribellione, ma con testi più satirici e una performance dal vivo ancor più concitata, contribuendo a cementare la reputazione di Hermosa come epicentro dell’hardcore più spietato.
SST Records e il modello DIY
Nel 1966, il dodicenne Greg Ginn aprì una piccola ditta chiamata Solid State Tuners, specializzata in componentistica elettronica per corrispondenza. Quell’attività si trasformò nel 1979 in SST Records nata a Hermosa Beach con sede in Pier Avenue, per permettere ai Black Flag di pubblicare autonomamente i propri dischi. Il primo rilascio fu l’EP Nervous Breakdown che diede il via a una serie di pubblicazioni che avrebbero definito il suono dell’hardcore americano. L’etichetta, oltre a finanziare i Black Flag, sostenne gruppi come Saccharine Trust, Minutemen e, naturalmente, i Circle Jerks, creando una rete nazionale di concerti, scambi di nastri e distribuzione artigianale.
L’impronta visiva di Raymond Pettibon
Fratello di Greg Ginn, Raymond Pettibon è l’artista che ha fornito al movimento il suo volto grafico. Partendo da semplici flyer fotocopiati, Pettibon ha sviluppato uno stile riconoscibile: tratto noir in bianco e nero, combinazione di immagini violente o grottesche con citazioni letterarie e ironiche. Tra le sue creazioni più celebri c’è il logo a quattro barre nere dei Black Flag simbolo di anarchia contro la bandiera americana. Le sue opere hanno adornato copertine di album fondamentali, ma anche manifesti di concerti, contribuendo a costruire l’estetica provocatoria della scena.
Dal flyer alla copertina: esempi iconici
Il percorso di Pettibon dalla grafica promozionale al design di album è emblematico. La copertina di “My War” dei Black Flag (1984) mostra un mostruoso pupazzo con un coltello da macellaio, rispecchiando il tema di conflitto interiore. In “Slip It In” (1984) appare una suora con un testo sessuale esplicito, una presa di mira al moralismo dell’epoca Reaganiana. Il lavoro più noto a livello mainstream è la copertina di “Goo” dei Sonic Youth (1990), dove Pettibon riprende una foto d’archivio del 1966, trasformandola in una vignetta che mescola innocenza e violenza. Queste immagini hanno continuato a influenzare generazioni di artisti, da graffiti di strada a opere museali.
Eredità nella cultura locale
Nonostante la chiusura di SST Records nei primi anni ’90 e il trasferimento di Greg Ginn fuori da Hermosa, il retaggio della scena rimane palpabile. Il murale commemorativo sulla Pier Avenue, vicino all’ex sede della casa discografica, celebra le band che hanno segnato la storia. La chiesa sconsacrata, conosciuta come “The Church”, è ancora meta di pellegrinaggi per fan che vogliono rivivere le prove clandestine dei Black Flag. Oggi, gruppi come i Descendents e i Pennywise mantengono viva la tradizione, mescolando surf, skate e punk lungo la Strada del Pacifico. L’etica DIY continua a ispirare band emergenti, negozi di vinili e artisti grafici, testimoniando la capacità di Hermosa Beach di trasformare una piccola comunità balneare in un simbolo universale di ribellione creativa.



