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Cos'è il progetto Tribù Italiche
 
Abbiamo accostato un sostantivo assai di moda, e un aggettivo un po' desueto, pensando che era tempo di tentare una nuova, altra "fotografia sonora" di cosa significhi oggi musica popolare nel nostro paese. Qual è l'Italia dei suoni da cercare di inquadrare nell'obbiettivo: lo sciocchezzaio sanremese che muove una farandola di miliardi, o il flusso narcotizzante di mille radio tutte uguali? Le isole precarie di qualche programma intelligente, o la provincia profonda assediata dalle spire nella neoeconomia? La tradizione museale o il folclore stucchevole di chi predica nuovi egoismi? Niente di tutto questo.
Tribù Italiche ogni volta approfondisce una regione italiana, e sarà merito (o demerito) delle nostre antenne dar voce, suono e parole a chi ha qualcosa da dire. Nel senso che World Music Magazine difende con ostinazione un concetto semplice e profondo: tutte le tradizioni sono frutto di mediazioni culturali difficili, nascoste o sotto gli occhi e le orecchie di tutti. La tradizione si riplasma continuamente, incorpora voracemente spunti della contemporaneità, metabolizza e assorbe come una spugna idrovora. Ieri era scandalo una chitarra elettrica, oggi un battito elettronico messo accanto ai suoni antichi di una cornamusa. Ma è questa la realtà. Un flusso che accoglie idee di ieri, di oggi, di secoli fa, e che consegnamo a chi verrà dopo di noi. Questo è Tribù Italiche.
Abbiamo cominciato con la Liguria in World Music Magazine n. 47: troppo stuzzicante la valenza simbolica di una terra stretta che ha funzionato da crocevia delle strade del Nord, da porta del Mediterraneo, da porto di partenza e porto d'approdo per altri continenti, altri mondi. Nel CD squadre di trallalero e misteriose polifonie femminili, quartetti classici e orchestre a pizzico, echi di note balcaniche e sponde ritmiche africane. Tradizione e invenzione, appunto. O, per dirla con altre parole, ricerca dell'oggi su cosa sarà considerato tradizione domani.
La seconda tappa, World Music Magazine n. 49, ha messo in luce le tradizioni del Friuli Venezia Giulia, regione per vocazione di confine. Contenitore storico di diverse presenze etnolinguistiche dimostra anche nelle attuali espressioni musicali il suo carattere "contaminato". Antichi temi strumentali convivono con l'applicazione delle tradizionali lingue minoritarie, canti liturgici presenti accanto a proposte folk. Un mosaico che si basa su una babilonia di lingue di antica origine e sull'applicazione dei più diversi codici musicali, dalla musica antica al klezmer, dal gregoriano all'etnorock, dal rap al folk.
Il terzo appuntamento di Tribù Italiche, World Music Magazine n. 51, è dedicato alla musica delle Marche. Oasi di resistenza di alcune delle più affascinanti e ataviche espressioni popolari, accomuna senza remore memoria contadina e melange postmoderno. Terra d'emigrazione, di Monaldo Leopardi (ma non del transfuga figlio Giacomo), conserva però gelosamente il patrimonio musicale della propria tradizione.
Il quarto approdo del nostro viaggio, con World Music Magazine n. 53, ha avuto per protagonista la Campania, la regione più "rumorosa": balli e canti di tradizione, musicisti del revival e progetti nuovi. Poche altre regioni al mondo possono vantare l'eccezionale strato di cultura musicale depositatosi sulla Campania dal quattrocento ad oggi, e giustamente ancora oggi emergono in ogni nuovo progetto la passione e le armonie ormai assimilate dalla comunità globale.
La quinta fotografia sonora di una porzione d'Italia inquadra l'Emilia Romagna (World Music Magazine n. 55). Sotto il "mantello di Arlecchino" pulsano mille dialetti e mille stili di vita, in bilico tra la luminosità del mare e la voglia di introspezione; la fotografia sonora di Tribù Italiche propone un proprio percorso, dagli Appennini all'Adriatico, correndo lungo la via Emilia (rigorosamente dai monti al mare) nella musica dell'Emilia Romagna, dalla tradizione alla musica solare.
E' tutto per il Piemonte il sesto disco della serie Tribù Italiche (World Music Magazine 57): c'è spazio per balli occitani, per canzoni di protesta, per revisioni elettroniche, per armonie contadine. Accanto ai bordoni vocali, alle antiche storie dialettali, alle filastrocche popolari, ai brani di ispirazione epico-guerresca, c'è spazio per le mille sfumature melodiche, armoniche e passionali che la musica popolare da tempi immemori ci regala e che il folk revival degli anni '70 ci ha restituito, trovando in Piemonte un territorio particolarmente fertile.
Una terra che per collocazione geografica dovrebbe essere considerata "centrale", ma che le asperità morfologiche hanno affiliato al sud - i contatti con la Puglia e la Campania sono molto più agili che quelli con Roma e il nord. Questi fattori, unitamente ad altri relativi alle difficoltà di comunicazione interna alla regione, rendono l'Abruzzo una tra le aree più varie culturalmente della nostra Italia. Il settimo episodio di Tribù Italiche (World Music Magazine 60) conserva quel taglio ampio ed articolato che contraddistingue la serie, ma non rifugge da utili approfondimenti.
Nuova tappa, l'ottava, del viaggio attraverso la musica italiana di tradizione e reinvenzione. Dopo avere già visitato le Marche e l'Abruzzo risaliamo ora in Umbria (World Music Magazine 63), regione affine per alcune tradizioni tanto a queste due quanto alla Toscana. I canti del Maggio, della mietitura, gli stornelli improvvisati, i canti religiosi sono ancora diffusi e trovano terreno fertile nel mondo rurale del centro Italia. A fianco di queste musiche tradizionali si sono comunque sviluppate forme di composizione che, pur attingendo al patrimonio storico, se ne svincolano fieramente: dall'etnojazz al rock decadente, dalla musica contemporanea al cantautorato folk la scena umbra si distingue per varietà di stili, ma anche per il forte substrato comune che avvicina questi linguaggi sonori.
Con la nona tappa, (World Music Magazine 67) la collana di Tribù Italiche torna nel meridione: la Calabria, terra rinchiusa tra due mari, che affianca numerosi gruppi etnici - arbëresh, grecanici, l'enclave patois di Guardia Piemontese... Di questo risente positivamente la tavolozza sonora: dalla tarantella alla danza albanese scioka, dalla chitarra battente alla zampogna surdulina è un fluire di ritmi coinvolgenti e ricchi di storia.
È una lunga corsa, ma siamo ormai a metà strada: la Basilicata (World Music Magazine 69) è la decima regione 'fermata' su CD dalla serie Tribù Italiche. Un popolo, quello lucano, fortemente temprato dalla transumanza e con alle spalle la storia della Magna Grecia: tutto si traduce in una visione del mondo e della musica molto decisa, fatta di numerologia e strumenti a fiato, arpa e magia - senza dimenticare la vocalità delle minoranze arbëresh, il folk revival, una scena contemporanea estremamente creativa...
L'ultimo baluardo a nord ovest dello Stivale, una regione i cui abitanti entrerebbero in un grande stadio da calcio, il dualismo 'verde incontaminato/inquinamento da valle' che emerge a poco a poco, la forte coesione di una gente dal passato autonomo e dal presente 'a metà strada'. La Valle d'Aosta (World Music Magazine 72) raccoglie in sé tutto questo, e lo traspone in musica con una ricchezza inaspettata, dal folk revival all'etnojazz, dalle imperiture tradizioni secolari all'hip hop più iconoclasta.
I nomi da includere nel nuovo episodio della serie Tribù Italiche dovrebbero essere decine e decine, la Sicilia (World Music Magazine 76) è un paradiso sonoro ancora poco battuto. Ma tra i 22 presenti sul CD trovate i grandi nomi che hanno fatto la storia, come Rosa Balistrieri, quelli che la stanno facendo, come Carlo Muratori, e quelli che la faranno, come Mario Incudine e Ipercussonici, senza tralasciare i canti dei carritteri o i cori liturgici.
La nuova tappa del viaggio discografico di Tribù Italiche, la quattordicesima, è nel Molise (World Music Magazine 77), la più giovane dalle regioni italiane ma non per questo la meno attiva musicalmente. Terra di zampognari per eccellenza, ospita però anche una grande tradizione di canti funebri e di lavoro, oltre ad una bella scena contemporanea.
Tocca al Veneto (World Music Magazine 78) entrare a far parte del club di Tribù Italiche. Noto per le sue filastrocche e i suoi balli dai mille nomi variopinti (manfrina agordina, polaca, setepasi, furlana, vilota, polca vecia...), il 'laborioso nordest' è terra anche di canti di lavoro e di protesta, di cantautori politici e folk revival, di Canzonieri che hanno segnato la storia della nostra musica. Qui trovate le voci di Luisa Ronchino, di Gualtiero Bertelli, di Secco e Fornasier (i Belumat), ma anche il folk elegante della Bonifica Emiliano Veneta o dei Calicanto, fino al jazz di Stefano Maria Ricatti o Maurizio Camardi.
La regione più a nord d'Italia, il Trentino Alto Adige, è la quindicesima di Tribù Italiche (World Music Magazine 79). Non serve certo sottolineare come nella regione più a nord d'Italia sia molto forte il dualismo culturale e storico che domina le due province: anche in musica queste due anime spiccano, tanto nella musica di ieri quanto in quella odierna. Ma non bisogna trascurare le forme di cultura ladina, vivacissime e molto legate alla tradizione. In ambito attuale infine la scena etnojazz è particolarmente fervida, così come quella dei cori.
È la regione più popolosa d'Italia, quella che muove buona parte dell'economia, quella più 'europea' per stile di vita... eppure il mondo del folk italiano ha un punto di riferimento ancora oggi in Lombardia (World Music Magazine 80), nuova tappa di Tribù Italiche. Una scena, quella lombarda, agitata da rock, dance e hip hop, ma anche etnojazz, combat folk, canti di lavoro ed altro ancora. In chiusura del cd, un' 'Internazionale' inedito degli Area.
È u na lingua, più che un dialetto, quella che si parla in Sardegna (World Music Magazine 81). Allo stesso modo, la musica sarda - sia per coro (a tenores o a concordu) che per strumenti - è facilmente riconoscibile per le sue caratteristiche armoniche e timbriche. Ma come si esegue oggi la musica tradizionale isolana? Chi sono i suoi interpreti? Tocca alla nuova tappa di Tribù Italiche raccontarcelo.
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