Dopo trent’anni di indagini e processi, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze, Patrizia Martucci, ha disposto l’archiviazione delle accuse contro Marcello Dell’Utri nell’ambito dell’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993. La decisione, firmata lo scorso 15 gennaio, rappresenta la sesta archiviazione in questo lungo iter giudiziario.
Le motivazioni del giudice
Il decreto di archiviazione è motivato dalla mancanza di elementi concreti che possano dimostrare contatti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi, nonché tra Berlusconi e Marcello Dell’Utri, suo stretto collaboratore. Secondo il giudice, le indagini non hanno prodotto prove sufficienti per sostenere le accuse.
Le reazioni delle famiglie
La notizia ha suscitato immediate reazioni da parte dei figli di Silvio Berlusconi. Marina Berlusconi ha dichiarato: “Tutto questo accanirsi su una tesi insensata – cioè che le stragi mafiose del 1993-94 avrebbero avvantaggiato la nascente Forza Italia – ha alimentato trent’anni di sospetti, insinuazioni e campagne di delegittimazione contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Ma alla fine ha prodotto solo una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali.”
La posizione del governo
Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha commentato la decisione, sottolineando che rappresenta “l’ennesima conferma di una verità storica e giudiziarie incontrovertibile: dopo decenni di indagini e processi, si chiude anche quest’ultimo capitolo con l’unica conclusione possibile, ovvero l’assoluta inesistenza di rapporti tra Silvio Berlusconi e la criminalità organizzata.”
Meloni ha difeso l’operato di Berlusconi, affermando che per trent’anni un’intera comunità politica è stata ingiustamente posta davanti al sospetto infamante che il consenso raccolto nelle urne poggiasse su finanziamenti mafiosi o dinamiche illegali. “I fatti e le decisioni giudiziarie spazzano via definitivamente ogni ombra: quel dubbio non aveva fondamento allora e non lo ha oggi”, ha aggiunto.
Il ruolo di Dell’Utri
Marcello Dell’Utri, già condannato a 7 anni per concorso esterno alla mafia, era indagato per aver istigato e sollecitato il boss mafioso Giuseppe Graviano a organizzare la campagna stragista. Secondo l’accusa, Dell’Utri avrebbe svolto un ruolo di “indicatore dei luoghi” dove effettuare gli attentati, con l’obiettivo di creare un clima di terrore utile al nuovo progetto politico di Forza Italia. La difesa di Dell’Utri ha sempre definito queste ipotesi “fantasiose”, contestando l’attendibilità dei collaboratori di giustizia e sottolineando la mancanza di riscontri, ora confermata dal giudice.
Le critiche al sistema giudiziario
Marina Berlusconi ha puntato il dito contro la giustizia italiana, affermando che “l’incredibile storia dell’inchiesta di Firenze mostra una volta di più in quali condizioni si trovi la giustizia italiana, e conferma anche che la sconfitta del referendum di marzo è stata un’immensa occasione perduta per il nostro Paese.”
Ha aggiunto: “Da cittadina che ha visto da vicino fin troppi disastri giudiziari, vorrei che la politica non accantonasse il tema: i nodi da sciogliere sono tanti, a partire dall’assenza di una vera responsabilità civile dei magistrati. Quella della giustizia resta un’emergenza.”
Sulla stessa linea la sorella Barbara Berlusconi, che ha dichiarato: “Oggi la verità crolla addosso agli accusatori di mio padre. Per mettere in piedi processi basati su accuse assurde e inverosimili è stata spesa inutilmente una quantità enorme di soldi pubblici.”
Le dichiarazioni di Forza Italia
Il segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, ha affermato: “Ci sono voluti trent’anni e sei archiviazioni per accertare e confermare la totale estraneità di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri alle stragi di mafia del ’93 a Firenze. Altro che mandanti occulti. Di inquietante e occulto c’è solo l’azione di quella parte di magistratura che ha usato false accuse, che già si smentivano da sole, come una clava politica cercando di riscrivere la storia della nostra democrazia.”
Tajani ha anche criticato la lentezza con cui la decisione è stata resa pubblica, sottolineando l’importanza di una giustizia giusta ed efficiente per tutti i cittadini.
