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21 Settembre 2026

Shakira chiude il tour mondiale con spettacolo unico a Madrid

Shakira chiude il tour mondiale trasformando Madrid in un palco da 50.000 fan, celebrando rinascita e identità latina.

Shakira chiude il tour mondiale con spettacolo unico a Madrid

Il ritorno della latina più celebre al panorama europeo si è consumato nella capitale spagnola con una serie di dodici spettacoli che hanno chiuso il suo tour mondiale. Dopo otto anni di assenza, la popstar ha scelto di non affidarsi a un arena esistente, ma di far erigere un stadio temporaneo capace di ospitare 50.000 persone per ogni serata.

Il progetto, noto con il nome provocatorio di “Stadio Shakira”, è stato realizzato in un’area industriale a sud di Madrid. La costruzione ha richiesto sedici mesi di lavoro intensivo, durante i quali sono stati montati tribune modulabili, una gigantesca scenografia a forma di deserto e una serie di padiglioni tematici che compongono il cosiddetto Macondo Park un omaggio alla città immaginaria di Gabriel García Márquez.

Lo stadio temporaneo: un’impresa logistica e simbolica

Con una capacità di cinquanta mila posti, lo stadio temporaneo è stato progettato per garantire un’esperienza immersiva. Oltre alla platea, la struttura ospita otto percorsi cromatici che conducono a padiglioni dedicati a libreria, moda, cucina latinoamericana e, infine, al museo della carriera di Shakira, dove sono esposti costumi, premi e foto storiche. La scelta di costruire un impianto puro ha permesso di contenere i costi per gli spettatori, incentivando i fan a viaggiare verso il luogo dell’evento.

Le autorità madrilene hanno stimato un impatto economico notevole, con stime che superano i 200 milioni di euro di ricavi diretti per il turismo, la ristorazione e i servizi locali. Il festival ha inoltre attirato numerosi sponsor internazionali, rendendo l’iniziativa un vero e proprio modello di resilienza culturale nel mercato dei grandi concerti.

Da caduta a rinascita: il percorso personale di Shakira

Il contenuto emotivo dello spettacolo è stato costruito attorno al racconto di una caduta pubblica. Dopo il divorzio dal calciatore spagnolo Gerard Piqué, le accuse di evasione fiscale e il deludente riscontro dell’album “El Dorado”, la cantante si è trovata al centro di una crisi mediática. Tuttavia, la vittoria nella causa fiscale, con la restituzione di 55 milioni di euro da parte dello Stato spagnolo, ha rappresentato il primo passo verso la ricostruzione della sua immagine.

Il tour, intitolato “Las mujeres ya no lloran” si è avviato con la collaborazione nella “BZRP Music Sessions, Vol. 53” nel 2023, una traccia che funge da disso nei confronti dell’ex marito e da inno di empowerment femminile. La narrazione si sviluppa nei concerti, dove scene visive mostrano la popstar che risale da un deserto di sabbia, simboleggiando la ricostruzione di sé stessa.

Lo spettacolo: un viaggio musicale attraverso trent’anni di carriera

Il palcoscenico è stato una vera e propria timeline della discografia: da brani rock dei primi anni, passando per il pop MTV dei primi due decenni, fino al reggaeton e al latin urban più recenti. Ogni canzone è accompagnata da cambi di abito rapidi – circa un costume nuovo ogni due o tre brani – e da performance coreografiche che richiamano elementi della danza del ventre, della tradizione libanese di Shakira, e dei ritmi cariqueni del Carnaval de Barranquilla.

Tra i momenti più emblematici, la canzone “Las de la intuición” si chiude con il urlo “Non c’è niente di meglio di quando una lupa ritrova il suo branco“, mentre il visual con un enorme lupo gonfiabile appare durante “Acróstico”. Il segmento dedicato a “Hips Don’t Lie” ha visto una coreografia in stile reggaeton, seguita da una versione sensuale di “Ojos Así” con la danza del ventre che richiama le radici libanesi della cantante.

Messaggi di resilienza e empowerment

Brani come “Don’t Bother Me” hanno offerto una riflessione sulla forza che le cadute possono dare alle donne, citando Isabel Allende per rafforzare il concetto di solidarietà femminile. “Soltera” è stato usato per raccontare la solitudine post-famigliare, trasformata in auto-scoperta: “la felicità viene da dentro, non da fuori”.

Il concerto si è concluso con le hit più iconiche – “Whenever, Wherever”, “Waka Waka” e il tormentone mondiale “Dai Dai” – durante le quali le ballerine indossavano gonne fluorescente, creando uno spettacolo visivo che ha enfatizzato la celebrazione della latinità e dell’energia collettiva.

Autore

Letizia Fontana

Letizia Fontana, critica musicale milanese, ha seguito festival e tournée per oltre un decennio collaborando con testate di settore; racconta uscite discografiche, concerti e tendenze dell industria musicale con orecchio attento e taglio divulgativo.