Sanremo 2026: omaggi a Pippo Baudo e Peppe Vessicchio e la serata inaugurale

La prima serata di Sanremo 2026 ha privilegiato la memoria con tributi a Pippo Baudo e Peppe Vessicchio, alternando esibizioni importanti e gesti simbolici che hanno acceso l'Ariston

La serata inaugurale del festival di sanremo 2026 ha assunto il tono di un rito collettivo: luci basse, ricordi che affiorano e la voce storica di Pippo Baudo riproposta per accogliere il pubblico. È stato un avvio pensato come tributo a chi ha segnato la storia del Festival, un richiamo alle radici che ha preparato il terreno per una sequenza di ospiti, ricordi e performance che hanno scandito la lunga notte dell’Ariston.

Accanto ai ricordi si sono alternati momenti pop e di suggestione: dalla presenza scenica di Can Yaman alle celebrazioni di artisti che hanno fatto la storia recente della musica italiana. In questa cornice, la direzione artistica ha voluto intrecciare memoria personale e memoria civile, richiamando episodi e figure che hanno contribuito a costruire l’immaginario del Festival.

Il peso della memoria: omaggi e standing ovation

L’apertura con la voce registrata di Pippo Baudo è stata pensata come un atto di rispetto: un modo per riportare alla luce il famoso «Benvenuti al Festival di Sanremo» e il jingle che lo accompagnava. Sul fronte musicale, l’omaggio a Peppe Vessicchio, scomparso a novembre, ha provocato una lunga standing ovation che ha coinvolto platea e sala stampa. Questi segmenti non sono stati semplici flash commemorativi, ma momenti di condivisione che hanno richiamato l’attenzione sul ruolo storico delle figure che hanno accompagnato il Festival per decenni.

Reazioni e polemiche

Nel mezzo dell’emozione, sono emerse reazioni contrastanti: la mancanza di alcuni membri della famiglia di Vessicchio in platea ha alimentato commenti e dispiaceri, mentre la sala ha comunque voluto rendere omaggio alla figura del maestro. Questo mix di commozione e dibattito ha ribadito quanto il Festival resti un evento capace di smuovere affetti e memorie individuali oltre che collettive.

Ospiti e passaggi simbolici: tra Sandokan e abbracci artistici

La prima serata ha alternato ospiti internazionali e icone nazionali: la presenza di Can Yaman ha attirato grande attenzione mediatica, ma non è stata fine a se stessa. Il gesto simbolico con Kabir Bedi, l’incontro tra il Sandokan del passato e quello della nuova stagione televisiva, è diventato un momento di passaggio generazionale e di scambio culturale, con gesti tradizionali che hanno ricevuto applausi e apprezzamento. Questi frammenti hanno dato alla serata un tono variegato, capace di alternare leggerezza e profondità.

Momenti di tenerezza e solidarietà

Non sono mancati abbracci e gesti spontanei: l’incontro tra Laura Pausini e Tiziano Ferro dopo l’esibizione di quest’ultimo ha restituito un senso di affetto professionale e personale. Anche le parole di Pausini, che hanno richiamato il valore del rispetto e del confronto tra generazioni, hanno contribuito a sottolineare la dimensione umana della serata.

Performance e classifica morale della sala stampa

Sul piano musicale, la scaletta ha alternato proposte di generi diversi tra cui brani che hanno suscitato attenzione per testi e arrangiamenti. Tra i momenti che hanno colpito di più si segnala l’esibizione di Serena Brancale, dedicata alla memoria personale della madre, che ha scatenato un applauso sentito e un’emozione palpabile. A livello di preferenze giornalistiche, la sala stampa ha segnalato come più convincenti i brani di Fedez & Masini, Fulminacci, Ditonellapiaga, Arisa e Serena Brancale.

Altri interventi, come la performance di Sal Da Vinci e il ritorno emotivo di Tiziano Ferro con i 25 anni di «Xdono», hanno contribuito a costruire una serata fitta di riferimenti: dai ricordi personali alle hit che hanno segnato intere generazioni. Non sono mancati momenti più leggeri, come i passaggi dedicati alla memoria civile del voto femminile con la presenza della signora Gianna Pratesi, che ha portato sul palco ricordi e consigli di vita, suscitando sorrisi e riflessioni.

Bilancio provvisorio e cosa aspettarsi

Il primo atto del Festival ha mostrato un equilibrio tra il desiderio di ricordare e la necessità di intrattenere. L’omaggio a figure storiche si è conciliato con la volontà di offrire ospiti televisivi e musicali capaci di generare discussione. Questo approccio ha lasciato la sensazione di una serata che guarda al passato senza rinunciare a registrare il polso del presente: una formula che potrebbe definire buona parte della settimana sanremese.

In chiusura, la sensazione è che Sanremo 2026 abbia scelto di partire dalla memoria per costruire momenti condivisi, affidandosi a gesti simbolici e a performance che cercano di intercettare emozioni differenti. La settimana è lunga e il Festival, tra polemiche e applausi, promette di offrire altre pagine significative della sua storia.

Scritto da Redazione

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