Il percorso verso una riorganizzazione della medicina territoriale ha subito una battuta d’arresto quando, durante un incontro tecnico tra il ministero e gli assessori regionali alla salute, è stato comunicato il congelamento della bozza che avrebbe imposto, tramite decreto legge, l’inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità e il possibile passaggio alla dipendenza per una parte di essi. La proposta non era mai stata formalizzata, ma la sua diffusione aveva già acceso polemiche intense che hanno portato a una revisione della strada scelta per attuarla.
Comunicazione del ministero e obiettivo dichiarato
Il capo di gabinetto del ministero della Salute ha informato gli assessori regionali di una sospensione della strada del decreto legge; tuttavia, il dicastero ribadisce che l’obiettivo resta quello di una medicina territoriale più vicina ai cittadini attraverso la presenza dei medici di medicina generale nelle Case di comunità. Tra le opzioni sul tavolo viene indicata la possibilità di sostituire il decreto con un accordo con i medici approvato tramite emendamento a un atto di governo oppure inserendo le novità nel prossimo atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione sulla medicina generale.
Strumenti alternativi e vincoli del PNRR
L’urgenza di popolare le strutture realizzate con il PNRR è uno degli elementi che ha spinto il ministero a cercare soluzioni alternative al decreto. Le opzioni pratiche comprendono l’introduzione di obblighi contrattuali contenuti nella convenzione o la definizione di un’intesa nazionale con i sindacati, evitando l’intervento normativo d’emergenza. Il dibattito resta incentrato sul come garantire la presenza dei medici nelle Case senza generare tensioni professionali e istituzionali.
Reazioni politiche, rotture nella maggioranza e dimissioni annunciate
Lo stop ha provocato immediate tensioni politiche. Tra i critici più accesi figura l’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, che aveva sostenuto con forza la riforma e che si è detto talmente deluso da annunciare le dimissioni dalla carica di vicecoordinatore della Commissione salute delle Regioni. Le opposizioni hanno denunciato una frattura nella maggioranza, sostenendo che la riforma, presentata come decisiva, sia stata ritirata per lacerazioni interne tra i partiti che sostengono il governo.
Accuse di esclusione del Parlamento
Un punto di forte critica riguarda il ruolo del Parlamento: rappresentanti di vari gruppi hanno lamentato di non aver avuto la possibilità di discutere le linee del progetto, definendo inaccettabile che decisioni di questa portata siano state gestite al di fuori dell’aula. La contestazione parlamentare sottolinea la necessità di maggiore trasparenza e confronto istituzionale, oltre che tecnico.
Posizione dei sindacati dei medici e richieste puntuali
I sindacati di categoria hanno dato un giudizio netto sulla bozza iniziale, parlando di potenziali forzature istituzionali. Le organizzazioni dei medici di medicina generale hanno chiesto che ogni avanzamento nasca da un confronto reale e che vengano messi al centro alcuni punti fermi: l’abolizione del ruolo unicol’eliminazione del debito orario all’interno delle Case di comunità e la cancellazione di schemi retributivi basati esclusivamente su obiettivi. Tali richieste mirano a garantire maggiore autonomia professionale e forme contrattuali più tutelate e flessibili.
Disponibilità al dialogo
Pur criticando la proposta nella forma emersa, le sigle professionali hanno ribadito la disponibilità a discutere soluzioni concrete: la Federazione dei medici di medicina generale ha definito la versione precedente come potenzialmente controproducente, ma ha detto di essere pronta a ragionare insieme per individuare un percorso condiviso che renda operative le Case di comunità senza compromettere i rapporti di lavoro.
In questo quadro, il ministero sostiene che il lavoro tecnico prosegue e che occorre trovare uno strumento giuridico e contrattuale che assicuri la presenza dei medici nelle strutture territoriali in modo sostenibile. Le prossime settimane potrebbero vedere l’avvio di tavoli negoziali per tradurre in norme condivise gli obiettivi annunciati, con l’intento di evitare nuovi strappi politici e di integrare le istanze dei professionisti sanitari.



