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11 Giugno 2026

Raid Usa sull’Iran e blocco dell’attraversamento di Hormuz: tensione massima e minacce sul petrolio

A Roma l'11 giugno 2026 la tensione tra Stati Uniti e Iran è esplosa con nuovi raid aerei seguiti da ritorsioni iraniane e dall'annuncio della chiusura dello Stretto di Hormuz; dichiarazioni del presidente Trump sul controllo di Kharg e delle risorse energetiche hanno acuito il confronto.

Raid Usa sull'Iran e blocco dell'attraversamento di Hormuz: tensione massima e minacce sul petrolio

L’11 giugno 2026 la tensione tra Washington e Teheran ha registrato una brusca escalation: nella notte gli Stati Uniti hanno condotto raid aerei su obiettivi in territorio iraniano, mentre l’Iran ha annunciato attacchi di rappresaglia contro basi con presenze statunitensi in diversi Paesi del Golfo e la chiusura totale dello Stretto di Hormuz fino a nuovo ordine. Le dichiarazioni pubbliche dei vertici americani, in particolare del presidente Donald Trumphanno alimentato il clima di crisi, con affermazioni che evocano il controllo delle risorse energetiche iraniane.

Le operazioni militari e le contromisure iraniane hanno coinvolto sia infrastrutture terrestri sia traffici marittimi nel Golfo e nel Golfo dell’Oman: navi intercettate, danni ad impianti e accuse incrociate su violazioni del diritto internazionale hanno scandito le ore successive ai raid. Nel frattempo si sono succedute comunicazioni ufficiali di governi e forze armate regionali sullo stato del traffico navale e della sicurezza aerea.

Raid aerei Usa sull’Iran: obiettivi, dichiarazioni e impatti

Il comando militare statunitense ha reso nota una serie di attacchi mirati a strutture che definisce come centri di sorveglianza militaresistemi di comunicazione e siti di difesa aerea dislocati in più regioni dell’Iran. Secondo Washington, tali operazioni miravano a degradare capacità offensive e difensive iraniane che, a loro avviso, ostacolavano la stabilità regionale. Il presidente Donald Trump ha commentato pubblicamente che gli attacchi notturni hanno inteso colpire pesantemente la macchina militare iraniana e ha aggiunto minacce dirette sulle risorse energetiche: la sua preferenza, ha detto, sarebbe quella di assumere il controllo dell’isola di Kharg e di altre infrastrutture petrolifere, con l’obiettivo di dominare i mercati del petrolio e del gas.

Effetti su infrastrutture e popolazione

Fonti militari statunitensi e analisi di immagini satellitari riportano danni a strutture civili e a impianti per la fornitura di acqua potabile in prossimità dello Stretto, con conseguenze locali sulla disponibilità di risorse essenziali. Le valutazioni tecniche suggeriscono l’uso di ordigni di precisione per colpire obiettivi ritenuti sensibili; tuttavia, le conseguenze includono interruzioni di servizi e timori per la popolazione civile, oltre al possibile aggravamento delle condizioni umanitarie in alcune aree costiere.

Risposta iraniana e chiusura dello Stretto di Hormuz

In risposta ai raid, l’Iran ha dichiarato di aver attaccato basi con presenze statunitensi in Paesi limitrofi, segnalando l’impiego di missili balistici e di attacchi mirati contro installazioni militari. Le Guardie rivoluzionarie hanno annunciato colpi verso siti nelle nazioni del Golfo che ospitano forze statunitensi, mentre l’autorità marittima iraniana ha proclamato la chiusura totale del transito nello Stretto di Hormuz fino a nuovo ordineuna misura che ha immediatamente inciso sulle rotte commerciali e sulle operazioni delle petroliere nella regione.

Intercettazioni navali e sequestri

Nel corso della settimana gli assetti navali statunitensi hanno fermato e, in un caso, attaccato una petroliera accusata di violare un blocco imposto dalle forze americane nello Stretto: il Comando Centrale ha riferito l’uso di missili per neutralizzare la sala macchine di una nave indicata come intenta a trasportare petrolio iraniano. Simultaneamente, sono giunte segnalazioni di piccole imbarcazioni e chiatte iraniane colpite nel Golfo dell’Oman, con equipaggi tratti in salvo e trasferiti verso porti sicuri.

La chiusura dello Stretto ha provocato l’interruzione di passaggi autorizzati, ritardi nelle consegne energetiche e un aumento della tensione sui mercati petroliferi. Le autorità di alcuni Paesi del Golfo hanno avviato misure precauzionali sulla sicurezza delle coste e degli spazi aerei, includendo, in casi specifici, la temporanea chiusura dello spazio aereo nazionale per proteggere i voli civili.

Alla crisi militare si sommano le ripercussioni economiche e politiche: il segretario del Tesoro americano ha annunciato che eventuali danni subiti dagli alleati del Golfo saranno risarciti utilizzando fondi sequestrati dai conti iraniani, sottolineando come ogni nuova aggressione possa tradursi in aggravio di sanzioni finanziarie. Dal versante diplomatico l’Iran ha negato trattative in corso con gli Stati Uniti e ha ribadito posizioni ferme su questioni regionali, in particolare sulla presenza israeliana in aree come il Libano.

La situazione rimane fluida e caratterizzata da una forte componente militare e politica: il confronto sul terreno e in mare, le dichiarazioni pubbliche dei leader e le misure economiche aumentano il rischio di un allargamento del conflitto e mantengono alta l’attenzione delle autorità internazionali e degli operatori energetici.

Autore

Edoardo Marchesi

Edoardo Marchesi, voce delle notizie di Palermo, ricorda la notte in cui seguì il corteo in via Maqueda e decise di chiedere carte e nomi: da allora predilige verifiche sul campo. In redazione guida l’agenda delle emergenze e custodisce una collezione di vecchie mappe della città.