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14 Giugno 2026

Più libri più liberi: la richiesta di autocertificazione antifascista divide la politica

La fiera del libro Più libri più liberi richiede un'autocertificazione antifascista per le case editrici partecipanti, scatenando critiche da parte della premier Meloni.

Più libri più liberi: la richiesta di autocertificazione antifascista divide la politica

La fiera del libro Più libri più liberievento annuale dedicato alla piccola e media editoriasi trova al centro di una polemica politica dopo la decisione degli organizzatori di introdurre un’obbligatoria autocertificazione antifascista per le case editrici partecipanti. La scelta, annunciata a giugno 2026, ha suscitato reazioni contrastanti, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha definito la misura una forma di censura.

La posizione di Meloni e la replica di Conte

In un post su X, Meloni ha criticato aspramente la decisione, affermando che “la sinistra concepisce la libertà di pensiero in modo restrittivo“. Secondo la premier, la richiesta di un’autocertificazione antifascista rappresenta una limitazione alla libertà di espressioneincompatibile con i principi di una società democratica.

La replica del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte non si è fatta attendere. Conte ha definito la polemica di Meloni “surreale“, sottolineando come la premier stia distogliendo l’attenzione da questioni più urgenti, come l’inchiesta per corruzione sul Ponte dello Stretto e i fallimenti delle riforme.

Le reazioni del mondo politico e culturale

Non tutti i partiti politici hanno condiviso la posizione di Meloni. Il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci ha espresso pieno sostegno alla premier, affermando che “la libertà di espressione non deve essere soggetta a alcun patentino“.

Dall’altra parte, il senatore del Pd Marco Meloni ha definito le parole della premier “vergognose“, ricordando che Meloni stessa ha giurato sulla Costituzione antifascista. Anche Nicola Fratoianni di Avs ha difeso la decisione degli organizzatori, sostenendo che dichiararsi antifascista non significa censurare, ma rispettare i valori costituzionali.

Il contesto e le precedenti polemiche

La decisione di introdurre l’autocertificazione antifascista arriva dopo le polemiche dell’edizione 2026quando la partecipazione della casa editrice di estrema destra Passaggio al bosco aveva infiammato il dibattito. Gli organizzatori, con una nuova squadra di curatori e una governance rinnovatahanno deciso di adottare misure più stringenti per valorizzare dibattiti ed espositori.

L’autocertificazione richiede alle case editrici di dichiarare il rispetto dei valori costituzionaliil ripudio del fascismo e l’impegno a non esporre materiali che facciano apologia del fascismo o incitino all’odio. Senza questa dichiarazione, il sistema informatico blocca l’inoltro della candidatura, impedendo l’acquisto degli spazi espositivi.

La fiera, finanziata anche con risorse pubblichesi terrà a Roma dal 4 all’8 dicembre 2026. La decisione degli organizzatori ha suscitato anche critiche da parte di importanti figure del mondo culturale, tra cui Massimo Cacciari, Paolo Mieli, Giuliano Ferrara e Luciano Canforache hanno definito la misura liberticida.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.