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4 Giugno 2026

Paesaggi sonori e pratiche site-specific: il ruolo del territorio a ELEMENTI

Il festival ELEMENTI ideato da MAGMA esplora il rapporto tra arte contemporanea e territorio, mostrando come il paesaggio diventi materia creativa nelle performance di artisti provenienti da luoghi come Tenerife, Vilnius e le coste del Baltico.

Paesaggi sonori e pratiche site-specific: il ruolo del territorio a ELEMENTI

ELEMENTI, il progetto curato da MAGMA, si presenta come una piattaforma che rilegge il concetto di spazio performativo. L’idea guida non è semplicemente l’organizzazione di concerti o interventi, ma la volontà di trasformare le infrastrutture, le architetture e gli ambienti naturali della Romagna in attori attivi dell’esperienza artistica. Questa impostazione rimette in gioco le relazioni tra opera, contesto e pubblico, chiedendo agli artisti di misurarsi con le caratteristiche specifiche di ogni luogo.

Nel dialogo che si è instaurato con alcuni protagonisti del cartellone emergono tre letture differenti, ma complementari, del rapporto tra paesaggio e creazione. Le testimonianze provengono da percorsi territoriali distanti tra loro — da Tenerife a Vilnius fino alle coste del Baltico — e rivelano come l’ambiente influisca tanto sulla composizione quanto sulla ricezione delle opere.

Territorio come materiale compositivo

Per alcuni artisti il paesaggio è fonte primaria di ispirazione e materia sonora. Il duo che vive a Tenerife descrive la geografia insulare non come semplice scenario, ma come un deposito di suoni, memorie e texture che finiscono per definire la struttura stessa dei brani. Registrazioni sul campo, risonanze locali e dettagli ambientali vengono integrati in fase compositiva e performativa, facendo sì che la musica nasca dall’incontro tra spazio fisico, improvvisazione e ascolto condiviso.

Integrazione di suono e ambiente

Nel processo creativo il paesaggio funge da campione sonoro: i riverberi naturali, i rumori antropici e le particolarità acustiche del luogo vengono trasformati in materiali musicali. In contesti differenti, la stessa traccia registrata assume qualità diverse a seconda delle caratteristiche architettoniche e delle reazioni del pubblico, rendendo ogni esibizione un evento unico e non replicabile.

Paesaggio come specchio dell’interiorità

Un’altra prospettiva è quella della cantante e producer lituana Ugnė Uma, che lega la propria pratica alla relazione tra paesaggio esterno e paesaggio interiore. Cresciuta tra Vilnius e le spiagge del Baltico, Ugnė porta in scena l’idea che gli spazi attraversati modellino il linguaggio e l’immaginario. Con strumentazioni ridotte, la voce diventa una superficie sensibile che riflette gli stimoli ambientali e costruisce, assieme al pubblico, uno spazio condiviso di attenzione.

La voce come superficie ricettiva

Quando l’apparato sonoro si alleggerisce, la relazione con il luogo si fa più evidente: la voce diviene strumento e allo stesso tempo ricevitore, catturando e rimandando le qualità acustiche dell’ambiente che la ospita. Questa dinamica rende l’incontro performativo una pratica di reciprocità tra artista, spazio e ascoltatori.

Contesto come condizione dell’opera

La riflessione di Sissj Bassani sposta lo sguardo oltre l’idea di paesaggio come cornice, insistendo sul fatto che il contesto rappresenta la condizione stessa dell’opera. Per la performer non esistono elementi secondari: l’architettura, la disposizione del pubblico e persino fenomeni atmosferici entrano nella costruzione dell’esperienza. In questo senso, l’opera è sempre co-prodotta dal luogo che la accoglie.

Ascolto e azione politica

Bassani lega l’atto dell’ascoltare a una pratica di riattivazione percettiva in contesti contemporanei saturi di stimoli. Prestare attenzione diventa un gesto politico che permette di recuperare sensibilità e di ristabilire un rapporto diretto con l’ambiente prima ancora che con il contenuto simbolico dell’opera. Così l’arte agisce come un dispositivo capace di risvegliare sensi e relazioni.

Un territorio che modifica la performance

Nonostante le differenze metodologiche, tutti gli artisti coinvolti convergono su un punto fondamentale: l’ascolto del luogo modifica la forma e l’esito della performance. Riconoscere caratteristiche acustiche, adattarsi alle trasformazioni dello spazio e accettare l’imprevedibilità fanno parte della grammatica performativa proposta da ELEMENTI. Il festival si pone quindi come laboratorio in cui concerto, intervento site-specific e attraversamento territoriale si sovrappongono per dare vita a esperienze inedite.

Ogni sito conserva una memoria propria e un’identità sonora che informano l’intervento artistico. In questa prospettiva, il paesaggio smette di essere sfondo e diventa un elemento costitutivo dell’opera: una presenza attiva che plasma la composizione, orienta l’attenzione e definisce l’esperienza collettiva del pubblico.

Autore

Edoardo Marchesi

Edoardo Marchesi, voce delle notizie di Palermo, ricorda la notte in cui seguì il corteo in via Maqueda e decise di chiedere carte e nomi: da allora predilige verifiche sul campo. In redazione guida l’agenda delle emergenze e custodisce una collezione di vecchie mappe della città.