Francesca Michielin porta al centro del suo nuovo progetto musicale un immaginario fatto di streghe leggende popolari e suggestioni medievali. Il disco Magia bianca disponibile in formato fisico e digitale dal 12 giugno si presenta come un concept album che cerca di riannodare tradizioni antiche e sensibilità contemporanee, con un occhio alla vocalità e all’identità artistica.
Il lavoro è attraversato da riferimenti sonori e culturali: dal clavicembalo al synth, dalla suggestione del dungeon synth a influenze che richiamano interpreti come Mike Oldfield e un uso consapevole di elementi rinascimentali e del Quattrocento. Al centro rimane una figura femminile non convenzionale, ritratta come una strega che sfida stereotipi e ruoli tradizionali.
Collaborazioni come «spettri» e il tessuto umano del disco
Michielin ha scelto di non definire i contributi esterni come semplici featuring, ma come “spettri” presenze evocative che connettono il suo racconto a voci affini. Tra questi compaiono CaparezzaPatrizia LaquidaraAngelicaCeneri e Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista. La cantante ha spiegato che «Sono artisti e persone con cui sento una forte affinità.» La scelta non è casuale: ciascun artista porta un timbro distintivo che contribuisce a costruire l’atmosfera del concept, trasformando i brani in momenti corali più che in duetti convenzionali.
Ruoli concreti nel processo creativo
Accanto agli ospiti, la produzione vede nomi concreti come Rocco Rampino coinvolto nella produzione esecutiva. I contributi umani e professionali si sono intrecciati durante le fasi di scrittura e registrazione, con l’obiettivo di dare a ogni traccia una fisionomia vocale e sonora precisa. L’idea è che la vocalità debba adattarsi alle storie, non viceversa.
Temi centrali: 1484, roghi digitali e il corpo delle donne
La traccia che apre l’album si intitola 1484 un richiamo esplicito all’anno legato alla bolla papale che segnò l’avvio della caccia alle streghe. Nel brano e nel disco emerge una lettura contemporanea di quel periodo: i roghi si sono spostati sui social, dove la reputazione può essere messa al rogo in tempo reale. Michielin denuncia l’incapacità attuale di contestualizzare i fatti e la tendenza a polarizzare ogni tema, affermando che la realtà è fatta di sfumature e che la semplificazione è pericolosa.
Un altro nodo tematico affrontato nel disco è la pressione sul corpo femminile e la cultura dell’immagine: la figura della strega diventa qui un archetipo di resistenza, un contrappeso alla donna «angelicata» e alla mentalità che cerca di normare i corpi e i comportamenti. La strega è proposta come simbolo di autonomia e rottura rispetto all’aspettativa di conformità.
Riferimenti musicali e folklorici
Oltre alle citazioni più esplicite, il progetto intreccia la tradizione veneta con figure come le anguane ninfe che popolano fiumi e laghi e che Michielin usa come metafora di trasformazione femminile. L’approccio sonoro mescola elementi antichi — come il clavicembalo — con synth e suoni che alludono agli anni 80, creando un ponte tra passato e presente che sostiene i testi e i ruoli narrativi delle tracce.
Il disco contiene anche i singoli Una donna non può e Strega comanda che anticipano e sintetizzano il tono politico ed estetico dell’album, segnalandone la volontà di non adattarsi alle logiche del mercato a ogni costo.
Rapporto con le aspettative e ruolo dell’artista
Nel raccontare il proprio percorso, Michielin sottolinea come il rapporto con le aspettative sia mutato nel tempo: un crescendo che l’ha portata a difendere una scelta artistica più autonoma e meno condizionata dai giudizi dei social. Questo cambiamento si collega a una visione dell’artista come soggetto potenzialmente divisivo, che deve scegliere tra un’attitudine rassicurante e la missione creativa. Citando riferimenti e aneddoti professionali, emerge la volontà di porre la musica al centro come forma di impegno e identità.
Con Magia bianca Michielin propone



