Il Madison Square Garden, icona della cultura sportiva e musicale di New York City, è finito sotto i riflettori per un motivo inaspettato. Un recente rapporto ha svelato l’esistenza di un database interno che classificava celebrità e figure pubbliche in base a criteri che vanno ben oltre la semplice gestione della sicurezza.
Tra le informazioni raccolte, emergono dettagli preoccupanti su come il database annotasse l’orientamento sessuale, l’identità di genere e la razza di alcuni ospiti illustri. Tra i nomi coinvolti figurano Phoebe Bridgers, Freddie Gibbs e la chitarrista Emily Green del gruppo Geese.
Un database di 39.539 voci e criteri controversi
Il database, contenente ben 39.539 voci, includeva non solo celebrità del mondo dello spettacolo, ma anche politici, atleti e figure imprenditoriali. Tra queste, 93 sono state contrassegnate come LGBTQIA tra cui Ricky Martin, Phoebe Bridgers e Emily Green. Inoltre, circa 400 celebrità sono state assegnate a una classificazione di rischio suddivisa in bassamedia e alta.
Le motivazioni dietro queste classificazioni sembrano legate a critiche pubbliche o attività sui social media che hanno attirato l’attenzione di James Dolan CEO di Madison Square Garden Sports and Entertainment. Ad esempio, il rapper Freddie Gibbs è stato etichettato come alto rischio insieme a Lil Jon, DaBaby e A Boogie Wit da Hoodie. Al contrario, Ice Spice, Selena Gomez e Benson Boone sono stati considerati basso rischio.
Il caso di Pete Rock e la reazione delle celebrità
Uno dei casi più eclatanti riguarda il produttore e DJ Pete Rock, un accanito tifoso dei Knicks, che è stato contrassegnato come DO NOT HOST. Rock ha dichiarato di credere che questa etichetta sia una conseguenza del suo sostegno alla campagna di boicottaggio contro Dolan, scatenata dopo l’espulsione forzata di Charles Oakley dal Garden. “Non puoi impedirmelo di essere un tifoso dei Knicks, ma il tuo comportamento controllante è molto poco professionale” ha affermato Rock.
Altre celebrità, come l’attrice Julia Fox e l’editrice Anna Wintour, sono state classificate come medio rischio nonostante non ci siano prove di critiche esplicite contro Dolan. Questo ha sollevato interrogativi sulla trasparenza e l’etica delle pratiche di sorveglianza del Garden.
Le conseguenze legali e le reazioni
La scoperta del database ha scatenato una serie di reazioni negative e ha portato a diverse cause legali contro il Madison Square Garden. Le persone i cui dati potrebbero essere stati compromessi sono state invitate a cambiare le proprie password, abilitare l’autenticazione a due fattori e contattare le agenzie di credito per congelare i loro crediti.
In risposta alle accuse, un portavoce del Madison Square Garden ha dichiarato che “Wired’s reporting is inaccurate and false. MSG is pursuing legal remedies” negando la veridicità delle informazioni riportate. Tuttavia, la controversia ha sollevato domande importanti sulla privacy e sulla sorveglianza nelle grandi arene sportive e musicali.
Le pratiche di sorveglianza del Madison Square Garden non si limitano all’arena newyorkese, ma si estendono anche a The Sphere di Las Vegas e al Radio City Music Hall. Questo solleva preoccupazioni su come altre proprietà di Dolan possano gestire i dati sensibili dei loro ospiti.
In un’epoca in cui la privacy è una preoccupazione crescente, la scoperta di questo database segreto serve come monito sulle pratiche di sorveglianza e sulla necessità di una maggiore trasparenza e responsabilità da parte delle grandi istituzioni.


