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7 Ottobre 2026

Jon Hassell pubblica Music Is Invisible, chiude la trilogia Pentimento

Music Is Invisible svela l’ultimo capitolo della trilogia Pentimento, mescolando il concertone del 2015 con l’occhio tecnico di Jeff Rona.

Jon Hassell pubblica Music Is Invisible, chiude la trilogia Pentimento

Il 2 ottobre 2026 è stato annunciato il lancio di Music Is Invisible l’ultimo album di Jon Hassell pubblicato a distanza di cinque anni dalla sua scomparsa. Si tratta del terzo e definitivo volume della cosiddetta “Pentimento Trilogy”, una serie di lavori che aveva già rivoluzionato il concetto di fourth world negli ultimi anni della sua vita. L’album trae origine da un concerto live del 2015 a Londra, rielaborato dal co-produttore di lunga data Jeff Rona e offre ai fan una nuova prospettiva su un artista che aveva reso il suono un vero e proprio territorio inesplorato.

Il contesto storico di “Music Is Invisible”

Fin dalla prima apparizione di Jon Hassell con Fourth World Vol. 1: Possible Musics nel 1979, il musicista americano ha perseguito l’idea di un suono che fossero un ponte tra culture non-occidentali e tecnologie elettroniche. Questo approccio, definito da Hassell stesso “fourth world”, ha avuto la caratteristica di fondere timbri etnici, ritmi irregolari e manipolazioni elettroniche, creando paesaggi sonori al tempo stesso alieni e familiari. Lungo il percorso, album come Power Spot (1986) e City: Works of Fiction (1990) hanno confermato la sua capacità di mescolare tradizione e avanguardia.

La trilogia Pentimento e il suo ruolo nella discografia

Il progetto “Pentimento” nasce nel 2018 con Listening to Pictures seguito da Seeing Through Sound nel 2020. Entrambi i volumi sono stati accolti come testimonianze della vitalità creativa di Hassell anche negli ottanta anni, aggiornando il suo linguaggio con glitch e sampling ispirati a produttori contemporanei come Flying Lotus e Burial. La scelta del termine “pentimento”, preso dalla pittura, evoca l’idea di uno strato sovrapposto a un dipinto precedente, un parallelismo perfetto per la sua pratica di sovrapporre motivi e riscrivere costantemente le proprie composizioni.

Da un concerto live a una trilogia rimasterizzata

Il materiale di Music Is Invisible proviene da un concerto tenutosi a Londra nel 2015, in cui Hassell condivideva il palco con il sassofonista Rick Cox e il programmatore John von Seggern. Dopo la morte del musicista, Jeff Rona ha ripreso le registrazioni, le ha smontate e ricomposte, aggiungendo effetti digitali e riducendo le tracce a otto stem fondamentali: tromba, sintetizzatori, batteria e chitarra. Rona ha commentato di aver “automatizzato i pulsanti di mute e solo” per creare nuove dinamiche di densità sonora, una tecnica che ha trasformato il live in una forma più ‘labirintica’ e controllata, senza però perdere l’impronta organica dell’esibizione originale.

Le sonorità di “Music Is Invisible”: analisi dei brani principali

Il disco si apre con Blue Ba-Ya un pezzo che combina una linea di basso pulsante con la tromba di Hassell trasformata in una “onde sinusoidale” grazie a un intensivo uso di pedali Eventide. Il risultato è una fusione tra funk e ambient, dove la melodia si avvolge come un maze screensaver digitale. Il brano “Club Gris-Gris” introduce una “collage” di suoni che ricordano i rituali africani, ma filtrati attraverso riverberi e flanger che creano un effetto di “trasmissione da galassia distante”. Infine, “Broadway Boogie-Woogie” presenta un ritmo di jazz quasi “aéroport lounge”, con piano scattante e percussioni che si alternano tra glitch sincopati e swing tradizionale, dimostrando la capacità di Hassell di far convergere mondi estremamente diversi in un unico flusso.

Il ruolo di Jeff Rona nella rifinitura finale

Rona ha spiegato che Hassell, pur essendo inizialmente esitante riguardo alla propria performance live, ha dato il suo consenso a “polire” l’intera traccia. L’artista ha suggerito modifiche riguardo al bilanciamento tra le parti registrate e quelle campionate, consentendo a Rona di introdurre “campioni di tromba” su una tastiera per creare dialoghi “call-and-response” tra il suono dal vivo e quello manipolato digitalmente. Questo approccio ha prodotto un’architettura sonora dove la tromba non è più un semplice strumento, ma un elemento filtrato, rimodellato e talvolta “sospeso” in un campo magnetico di echo elettronici.

Un epilogo che rafforza l’eredità di Hassell

Con Music Is Invisible la discografia di Jon Hassell raggiunge una forma di chiusura che non si limita a un semplice “addio”, ma propone una riflessione su come il suo concetto di fourth world continui a evolversi. Il fatto che le registrazioni provengano da un concerto reale conferisce all’album una dimensione di autenticità postuma mentre l’intervento di Rona aggiunge una layer di modernità che lo rende rilevante per le nuove generazioni di ascoltatori.

Autore

Letizia Fontana

Letizia Fontana, critica musicale milanese, ha seguito festival e tournée per oltre un decennio collaborando con testate di settore; racconta uscite discografiche, concerti e tendenze dell industria musicale con orecchio attento e taglio divulgativo.