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17 Giugno 2026

Inchiesta sul Ponte sullo Stretto: ex presidente della Corte dei Conti e intermediari sotto accusa

La procura di Roma ha avviato un'inchiesta per corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio sul progetto del Ponte sullo Stretto. Un ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, un avvocato e un imprenditore sono indagati e sono state effettuate perquisizioni e sequestri di materiali elettronici. Le intercettazioni documentano colloqui su documentazione riservata, promesse di nomine e rapporti con esponenti politici.

Inchiesta sul Ponte sullo Stretto: ex presidente della Corte dei Conti e intermediari sotto accusa

La Procura di Roma ha delegato i Carabinieri del Ros per una serie di perquisizioni nell’ambito di un’inchiesta che ha per oggetto il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. L’indagine riguarda ipotesi di corruzione e di rivelazione del segreto d’ufficio connesse all’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo dell’opera.

I protagonisti formalmente iscritti nel registro degli indagati sono tre: un ex presidente aggiunto della Corte dei Conti andato in pensione a febbraio, un avvocato già membro del consiglio di amministrazione della società coinvolta nel progetto e un imprenditore con ruoli di relazione esterna in associazioni legate all’iniziativa. Nel corso delle perquisizioni sono stati acquisiti dispositivi elettronici e documentazione ritenuta utile agli accertamenti.

Intercettazioni e contenuti delle conversazioni

Nel decreto di perquisizione sono riportate diverse intercettazioni che gli investigatori considerano centrali. In una conversazione l’ex magistrato riferisce di aver evitato la partecipazione a una manifestazione pubblica per non dover rispondere ai giornalisti dopo la decisione della Corte di bloccare il progetto: afferma che «i miei amici del governo, a cominciare da Salvini, si sarebbero aspettati una presa di distanza». Questa frase, secondo gli inquirenti, illustra la pressione politica e il timore di ricadute mediatiche.

In altri dialoghi l’ex presidente aggiunto lascia intendere di aver avuto accesso alla documentazione dell’istruttoria e descrive ai contatti esterni lo svolgimento della camera di consiglio, parlando di una «spaccatura interna» tra i giudici. In una registrazione del 31 ottobre 2026, due giorni dopo la decisione iniziale, un intermediario racconta di aver ricevuto dal magistrato dettagli sull’orientamento dei colleghi e sull’iter decisionale, elementi che gli investigatori interpretano come rivelazione di informazioni riservate.

Memorandum e report riservati

Gli atti indicano anche che l’ex magistrato avrebbe predisposto, in modo riservato, un report destinato ai privati interessati dalla vicenda e che avrebbe assicurato ai suoi interlocutori di «stare sul pezzo». Gli inquirenti ritengono che questi passaggi configurino un canale di comunicazione tra l’interno dell’organo giurisdizionale e soggetti esterni determinati a monitorare e influenzare l’iter amministrativo dell’opera.

Rapporti personali, promesse e risvolti istituzionali

Dagli elementi raccolti emerge un rapporto stretto tra il magistrato e l’imprenditore, tanto che il primo si rivolgerebbe al secondo anche per questioni private, come la ricerca di professionisti per lavori di ristrutturazione. Ma il profilo giudiziario si intreccia con mire di carriera: l’ex presidente aggiunto avrebbe manifestato l’interesse a ricoprire «cariche apicali in organismi di diritto pubblico» dopo il pensionamento, citando esplicitamente aspirazioni a ruoli come la presidenza dell’Autorità Garante o incarichi in società partecipate.

Secondo l’impianto accusatorio, gli intermediari avrebbero offerto la propria rete di contatti per facilitare l’accesso a nomine e incarichi, condizionando in cambio un comportamento del magistrato favorevole al progetto del Ponte. La procura indaga

Le ripercussioni politiche non si sono fatte attendere: dalla notizia dell’inchiesta sono arrivate critiche e richieste di chiarimento da più fronti politici, con l’opposizione che solleva dubbi su possibili opacità nel rapporto tra progetto pubblico e interessi privati. La società coinvolta nel progetto ha dichiarato la propria estraneità e la piena disponibilità a collaborare con le autorità, annunciando misure a tutela degli interessi aziendali.

Le attività investigative proseguiranno con l’analisi del materiale sequestrato e con eventuali ulteriori accertamenti sui rapporti tra gli indagati e altri soggetti istituzionali o privati. Il fascicolo è coordinato dall’aggiunto della Procura competente, che ha delegato gli accertamenti operativi ai militari del Ros per ricostruire dinamiche, ruoli e responsabilità.

La vicenda solleva interrogativi sulle modalità con cui si svolgono i controlli di legittimità delle grandi opere pubbliche e mette al centro il tema della tenuta delle istituzioni di fronte a possibili tentativi di condizionamento esterno. Gli sviluppi giudiziari chiariranno se le conversazioni intercettate e i contatti documentati costituiscono elementi sufficienti per sostenere le ipotesi accusatorie.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.