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12 Ottobre 2026

Dja Dja di Marina Herlop: l’album più ambizioso e surreale

Marina Herlop trasforma tre anni di sperimentazione in Dja Dja, un'odissea sonora ricca di funk alieno e voci inventate.

Dja Dja di Marina Herlop: l'album più ambizioso e surreale

Come Alice che cade nella tana del coniglio o Dorothy travolta dal tornado, Marina Herlop intraprende una propria chiamata all’avventura musicale. Dopo due uscite sobrie di piano e voce, i singoli Pripyat e Nekkuja hanno già mostrato il suo desiderio di spingersi oltre i confini tradizionali. Con Dja Dja l’artista decide di trasformare quell’impulso in una vera e propria impresa creativa, strutturandola sul modello narrativo proposto da Joseph Campbell.

Il risultato è un disco concepito come unico lungo movimento, pianificato su un pezzo di cartone steso sul pavimento del suo home-studio. Ogni sezione segue la sequenza del viaggio dell’eroe dalla chiamata iniziale, al superamento di ostacoli, all’incontro con il mentore, fino al ritorno trasformato. La mappa cartacea è diventata la spina dorsale di tre anni di lavoro intenso, durante i quali Herlop ha avuto al suo fianco il produttore Adri Goor vero mentore sonoro.

Il viaggio strutturato secondo Campbell

Il processo creativo è iniziato con la consapevolezza di dover limitare la propria energia infinita, quasi come frenare un treno in corsa. La fase di chiamata è rappresentata dall’apertura del disco, “Flor de los Precipios”, dove flauti leggere suggeriscono un mondo di serenità. Subito dopo, la melodia del pianoforte in “Heladas” insinua una tensione nascosta, segnando il crocodile di soglia verso l’ignoto.

La vera avventura prende forma con “As Meigas”, brano che trasporta l’ascoltatore in un regno disorientante: voci sussurrate, yodel, canti in una lingua immaginaria si intrecciano per sei minuti e mezzo, testimoniando la capacità di Herlop di rendere coerente il caos. È qui che il ruolo del mentore, incarnato da Goor, si rende indispensabile, fornendo la struttura necessaria per far sì che le scelte più stravaganti risultino intelligibili.

Un soundscape che supera ogni limite

Se Pripyat e Nekkuja avevano già mostrato una palette ampia, Dja Dja la espande ulteriormente includendo ensemble da camera, funk alieno e persino ambientazioni che richiamano holodeck popolati da uccelli trillanti. Le orchestrazioni di archi sono mescolate a sintetizzatori scattanti, creando contrasti che oscillano tra il classico e il futuristico.

Le sezioni più sperimentali del disco presentano cori che sembrano dialogare tra loro, trasformandosi in una sorta di linguaggio interno. Questa complessità non è fine a sé stessa: il risultato è un percorso auditivo che, pur essendo stravagante conserva una logica interna grazie alla rigorosa architettura narrativa ispirata a Campbell.

Analisi di brani chiave e impatto complessivo

“Flor de los Precipios” introduce il disco con flauti scintillanti, un preludio che promette pace ma nasconde una tensione sottostante. “Heladas”, invece, è dominata da un piano malinconico che anticipa le sfide successive. Il cuore del viaggio, “As Meigas”, si sviluppa con una melodia fluttuante che si trasforma in un coro di voci dissonanti, dimostrando come Herlop sia al suo meglio quando combina pop e avanguardia.

Nel complesso, Dja Dja si conferma come l’opera più ambiziosa della cantante finora. Dopo tre anni di sperimentazione, l’album si presenta come una testimonianza di come la disciplina narrativa possa convivere con una libertà sonora quasi illimitata. Chi cerca un’esperienza musicale che sfidi le convenzioni troverà in questo disco un viaggio avvincente, capace di trasformare l’ascoltatore in un vero eroe del viaggio sonoro.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.