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9 Giugno 2026

Commissione Covid, opposizioni lasciano i lavori dopo interrogatori in caserma

Il 8 giugno 2026 la commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid è stata al centro di una crisi istituzionale dopo che due audizioni si sono svolte in un commissariato di Roma; le opposizioni hanno lasciato i lavori denunciando irregolarità e chiedendo le dimissioni del presidente Marco Lisei

Commissione Covid, opposizioni lasciano i lavori dopo interrogatori in caserma

La seduta della commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid ha registrato un episodio di alta tensione istituzionale il 8 giugno 2026. I capigruppo di PdM5SAlleanza Verdi-Sinistra (Avs) e ItaliaViva hanno abbandonato l’aula dopo aver contestato che due persone fossero state ascoltate all’esterno della sede ufficiale, in locali di un commissariato di polizia a Trevi Campo Marzio.

Le audizioni fuori sede e le obiezioni dell’opposizione

Secondo i rappresentanti dell’opposizione, le due persone erano già state formalmente sentite come persone informate sui fattima le procedure seguite per gli interrogatori non avrebbero rispettato il perimetro stabilito per le attività della commissione. I parlamentari contestano in particolare che gli ascolti siano avvenuti “all’insaputa” di molti commissari e che siano stati condotti da consulenti nominati dal gruppo di Fratelli d’Italiaanziché dai membri collegiali. Per questo motivo è stata inviata una richiesta alle presidenze di Camera e Senato per la sconvocazione delle audizioni odierne e per ottenere chiarimenti sulle deleghe conferite.

La teoria espressa dall’opposizione è che la delega a soggetti esterni non sia stata mai approvata in un voto dell’Ufficio di presidenza della commissione, rendendo così, a loro avviso, le attività svolte nulle e illegittime. I capigruppo hanno definito la condotta come una violazione della linea rossa istituzionale, ribadendo la richiesta delle dimissioni del presidente della commissione, Marco Lisei (FdI).

Reazioni politiche e accuse reciproche

Lo scontro ha assunto toni duri: i rappresentanti dell’opposizione hanno descritto l’episodio come un uso improprio della commissione a fini politici, evocando immagini di una struttura trasformata in un strumento punitivo contro governi del passato. Dall’altro lato, esponenti della maggioranza hanno difeso la legittimità delle operazioni, sostenendo che deleghe analoghe sono state impiegate in passato e che l’attività di audizione delegata rientra in prassi consolidate.

Il caso Spadaccioli, i pagamenti e le polemiche sulle forniture

Al centro delle audizioni e delle contestazioni c’è la vicenda delle forniture di kit diagnostici nella prima fase della pandemia. Questa mattina la commissione ha ascoltato, dopo che era già stato sentito in commissariato il 18 maggio, Marco Spadaccioligeneral manager per l’Italia di Adaltisazienda produttrice di kit diagnostici. Nel corso dell’audizione sono emersi dettagli relativi a un pagamento di 454.000 euro attribuito a una consulenza, circostanza che ha riaperto il dibattito sulla natura e la congruità di quelle spese.

Spadaccioli ha spiegato che, secondo la sua conoscenza, le somme potevano riferirsi a operazioni di controllo documentale e alla redazione di una comunicazione formale legata ai pagamenti non ricevuti. Le dichiarazioni del manager sono state quindi interpretate da alcuni componenti della commissione come possibili elementi che sollevano dubbi sulla gestione delle forniture durante l’emergenza.

Dichiarazioni dei responsabili di Commissione

Il vicepresidente della commissione, Francesco Ciancitto (FdI), ha sottolineato l’irritazione suscitata dalle informazioni emerse, definendo inaccettabile l’ipotesi che somme così ingenti di danaro pubblico siano state spese per attività di natura minima. Dall’opposizione invece è arrivata la critica che l’indagine stessa sia stata condotta in modo da esporre indebitamente persone e procedure a forme di spettacolarizzazione politica, senza rispetto delle garanzie parlamentari.

Il presidente Marco Lisei ha respinto le contestazioni affermando che non sono stati commessi atti illegittimi e che le deleghe a consulenti per audizioni sono state usate in precedenza. La sua posizione ha raccolto il sostegno dei colleghi di partito, che hanno accusato le opposizioni di aver compiuto una figuraccia e di aver strumentalizzato la vicenda per motivi politici.

Lo scontro politico in commissione mette ora in luce due nodi centrali: da un lato la necessità di chiarezza sulle procedure adottate per le audizioni e sulle deleghe a soggetti esterni; dall’altro il merito delle contestazioni relative ai pagamenti per consulenze nelle forniture Covid, con importi citati che richiedono approfondimenti contabili e giuridici. La crisi istituzionale segnalata dall’abbandono dell’aula potrebbe avere sviluppi formali se le presidenze di Camera e Senato dovessero intervenire per valutare la regolarità delle operazioni svolte.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.