In un momento cruciale per le relazioni internazionali, le petroliere iraniane hanno superato il blocco navale imposto dagli Stati Uniti, segnando un passo significativo verso la firma di un accordo provvisorio tra Iran e Stati Uniti. Questo sviluppo arriva mentre i leader del G7 esprimono il loro sostegno all’intesa, definendola un’opportunità storica per la stabilità regionale.
L’accordo, che dovrebbe essere firmato a Bürgenstockuna località montana svizzera, rappresenta il culmine di mesi di negoziati intensi. Il vicepresidente J.D. Vance guiderà la delegazione americana, mentre l’Iran sarà rappresentato dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.
Le prime petroliere iraniane superano il blocco
Secondo la piattaforma di monitoraggio marittimo TankerTrackersalmeno due superpetroliere iraniane, denominate Diona e Hero2hanno oltrepassato il perimetro del blocco navale statunitense trasportando un totale di 3,8 milioni di barili di petrolio greggio. Una terza petroliera, con 1 milione di barili, ha seguito lo stesso percorso. Questo evento segna le prime esportazioni di greggio iraniano in due mesi.
Il superamento del blocco è un segnale positivo per il mercato energetico, che ha visto un calo significativo dei prezzi del petrolio negli ultimi giorni. Il Brent ha registrato un lieve rialzo all’inizio di mercoledì, dopo essere sceso di circa il 5% nella sessione precedente, chiudendo sotto i 79 dollari al barile.
Le reazioni del G7 e le implicazioni per lo Stretto di Hormuz
I leader del G7 hanno accolto con favore l’accordo tra Stati Uniti e Iran, definendolo un’opportunità storica per impedire all’Iran di acquisire armi nucleari e per contrastare le minacce legate alle sue attività regionali e balistiche. In una dichiarazione congiunta, i leader hanno sottolineato l’importanza di un accordo diplomatico solido e globale che possa portare alla pace e alla sicurezza nella regione.
Il presidente Donald Trumpche si trova in Francia per il vertice del G7, ha affermato che l’accordo è “cosa fatta” e impedirà all’Iran di sviluppare armi nucleari. Ha inoltre dichiarato che gli Stati Uniti non pagheranno riparazioni di guerra né investiranno denaro in Iran, aggiungendo che i leader di Teheran “devono dimostrare il loro valore, credo, prima che chiunque di noi possa intervenire”.
Tuttavia, molti governi europei, investitori nel settore energetico e compagnie di navigazione nutrono dubbi sulla rapidità con cui lo Stretto di Hormuzattraverso il quale transita una parte significativa delle forniture mondiali di petrolio, gas naturale liquefatto e alluminio, potrà tornare alle condizioni prebelliche. La potenziale necessità di sgomberare il canale e la questione a lungo termine se l’Iran consentirà il libero passaggio sono preoccupazioni principali.
Le tariffe di navigazione e lo status dello Stretto
Teheran ha fatto intendere che applicherà tariffe di navigazione alle navi dopo il periodo di negoziazione di 60 giorni previsto dai nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran. Il presidente Trump ha affermato che lo Stretto sarebbe stato aperto “permanentemente” senza pedaggio, mentre un alto funzionario statunitense ha dichiarato che lo status dello Stretto oltre il periodo di negoziazione di 60 giorni sarebbe stato oggetto di discussione.
Il vicepresidente Vance ha difeso l’accordo, affermando che si baserà su un sistema di verifica per garantire che l’Iran rispetti i suoi impegni. I repubblicani del Senato hanno dichiarato di star facendo pressione sull’amministrazione Trump per ottenere dettagli e hanno lasciato intendere che il Congresso voterà infine sull’accordo finale.
Le implicazioni economiche e le sanzioni
L’accordo provvisorio prevede che l’Iran ottenga una deroga alle sanzioni che gli consentirà di vendere petrolio immediatamente, mentre altri incentivi finanziari saranno rinviati. Un funzionario statunitense ha affermato che l’accordo completo potrebbe essere pubblicato nei prossimi due giorni, prima della cerimonia di firma.
L’Iran è soggetto a sanzioni statunitensi sin dalla rivoluzione del 1979 che ha rovesciato lo scià. Secondo un’analisi dell’Atlantic Councilall’epoca furono congelati circa 12 miliardi di dollari di fondi iraniani. Nei decenni successivi, gli Stati Uniti e altri Paesi hanno imposto ulteriori sanzioni, soprattutto nel periodo precedente all’entrata in vigore del Piano d’azione congiunto globale (JCPOA) sul programma nucleare iraniano, attuato nel 2015.
Le stime sull’ammontare totale dei beni del governo iraniano depositati in conti a livello globale variano notevolmente, da 24 miliardi di dollari a oltre 100 miliardi. Nel 2026, l’amministrazione Biden aveva pianificato di mettere a disposizione dell’Iran 6 miliardi di dollari provenienti dalle entrate petrolifere iraniane attraverso un conto per gli aiuti umanitari gestito dal Qatar, ma tale piano è stato sospeso in seguito agli attacchi di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2026.
L’accordo storico tra Iran e Stati Uniti rappresenta un passo significativo verso la stabilità regionale e il mercato energetico globale. Le reazioni positive del G7 e il superamento del blocco navale da parte delle petroliere iraniane sono segnali incoraggianti, ma restano preoccupazioni riguardo allo Stretto di Hormuz e alle implicazioni economiche a lungo termine.

